Home Attualità Don Minzoni a 100 anni dalla sua uccisione

Don Minzoni a 100 anni dalla sua uccisione

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Era il 23 agosto del 1923 quando don Giovanni Minzoni veniva ucciso per mano fascista. A 100 anni  da quel delitto il cardinale Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, con una folta rappresentanza dell’Agesci, con il presidente del Comitato nazionale, la Capo Guida d’Italia e i responsabili dell’associazione in Emilia Romagna e i rappresentanti di Masci e Fse, hanno voluto onorare la sua memoria. 

“Per le guide e gli scout dell’Agesci, don Minzoni rappresenta ancora oggi un prezioso testimone di pace e libertà. Ma soprattutto è quanto mai necessario fare memoria di una figura che può ispirare e i nostri ragazzi hanno bisogno di persone di riferimento in campo educativo”. 

“Nel suo metodo educativo fatto sul campo e in un territorio fragile. Educare come antidoto al silenzio e alla solitudine, alla dispersione che è un male che vivono anche i nostri ragazzi. E poi c’è un altro elemento fondamentale per noi guide e scout Agesci: il coraggio”

Parroco ad Argenta, provincia di Ferrara, terra tradizionalmente socialista e repubblicana, è stato chiamato il “Matteotti cattolico”.

Oppositore del fascismo, fu giustiziato da alcuni ras locali perché aveva osato contrapporre il modello cristiano di educazione dei giovani a quello del regime appena nato e non aveva avuto alcun timore a criticare i metodi violenti del fascio locale.

Ad Argenta, nel febbraio 1910, aveva dato vita un ricreatorio, poi istituisce un doposcuola, cura la nascita di una biblioteca e di un teatro parrocchiale, simpatizza  per Romolo Murri e per le sue idee di democrazia, legge i libri di Toniolo così come, pochi mesi prima di essere ammazzato, si iscrive al Partito popolare di don Sturzo.

Dà vita inoltre a un circolo culturale e rivitalizza l’Azione cattolica e nell’aprile 1923 annuncia che ad Argenta nascerà un gruppo scout. Nel frattempo, in quelle zone in gran parte governate da amministrazioni socialiste, si scatenano raid fascisti, assalti alle sedi di partiti e sindacati, a volte uccisioni.

Prese di mira sono anche le organizzazioni cattoliche. 

La sua voce si leva con chiarezza contro i fascisti e il governo, e la sera del 23 agosto, mentre sta tornando in canonica con un amico, muore poco prima della mezzanotte a causa delle botte subite.

Vennero individuati colpevoli e mandanti, ma al processo furono assolti. Sul delitto cadde ben presto il silenzio: solo dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale la vicenda verrà chiarita, anche se i due assassini saranno amnistiati.

 Il suo martirio fu riconosciuto ed è in corso la causa di beatificazione.