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Donne in pensione a 58 anni e 35 di contributi: si può fare domanda, l’assegno è tagliato del 30%

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Via libera dell’Inps alle lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2019 ai fini dell’accesso alla pensione anticipata con la cosiddetta Opzione Donna.

La comunicazione Inps

Lo precisa l’Istituto di previdenza con un messaggio spiegando che la legge di Bilancio – in particolare il comma 476 dell’articolo 1 – prevede la proroga al 31 dicembre 2019 dei requisiti validi per l’accesso alla pensione anticipata.

La norma dà la possibilità anche alle donne che l’anno scorso hanno raggiunto 58 anni di età (59 le autonome) e 35 di contributi di accedere quindi alla pensione a condizione che optino per la liquidazione dell’assegno con il calcolo contributivo.

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Per la decorrenza della pensione si dovranno attendere 12 mesi per le dipendenti e 18 per le autonome.

Le particolarità della scuola

Tuttavia, per il personale della scuola e del settore AFAM, continuano a trovare applicazione le specifiche disposizioni di settore: per le lavoratrici della scuola la domanda di cessazione del servizio va presentata in formato cartaceo entro il 28 febbraio prossimo.

L’Inps spiega che ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.

Nei prossimi giorni si attendono precise disposizioni del MIUR sulle modalità di presentazione della domanda.

Occhio al taglio dell’assegno di pensione

Una volta appurato che lavoratrici in possesso dei requisiti previsti, dovrà comunque ben considerare l’entità del taglio dell’assegno di pensione: l’adesione ad Opzione Donna prevede infatti il passaggio dell’intera carriera lavorativa nel sistema, meno convenienti, di tipo contributivo.

La trasformazione in questo regime di tutti gli anni precedenti al 1996, da considerare di base con il sistema retributivo e per questo motivo più convenienti, comporta un taglio dell’assegno non indifferente: in media, si aggira attorno al 25-30%.

Questo significa che una docente o un’addetta del personale Ata si ritroverà una pensione di poco superiore ai mille euro. Un motivo per il quale Opzione Donna, almeno nella scuola, dove gli stipendi non brillano certo per essere tra i più alti, non è mai decollata.

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