Home Attualità Dress code a scuola? Giuliani: concentriamoci su problemi più seri – PODCAST

Dress code a scuola? Giuliani: concentriamoci su problemi più seri – PODCAST

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Sul DL 36 sull’obbligo docenti alla formazione, il direttore della Tecnica della Scuola, Alessandro Giuliani, nell’appuntamento podcast di Radio Cusano, con Alessio Moriggi, si esprime così: “Continua a essere un enigma, di chi sia figlio questo decreto, dato che tutti prendono le distanze,” spiega in riferimento alle ultime dichiarazioni di Conte che sui tagli alla scuola voluti dal DL 36 annuncia non lo consentiremo.

“Un decreto che va a introdurre un nuovo reclutamento e una nuova formazione decurtando anche la Carta docente – aggiunge il direttore – proprio quando si doveva allargare ai precari, come stabilito dalla Corte di giustizia europea“.

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“Così si va a finanziare una formazione obbligatoria che non piace ai sindacati e ai partiti politici. Lo sciopero ha sfiorato il 20% delle adesioni, anche per le 10mila cattedre che verranno meno a partire dal 2026. Vi sarà un decremento di iscrizioni dovuto alla denatalità: questa la giustificazione del Governo. Dunque perché continuare a dire che la scuola è al centro del Paese se poi si sceglie di tagliare sull’Istruzione? Una contraddizione contro cui anche Conte si scaglia,” argomenta il nostro direttore.

Cambiamento al DL 36? “Probabilmente qualcuno, ma non mi aspetto che ci saranno sostanziali modifiche. La scuola meritava un provvedimento a parte, slegato dal DL 36 e dal Pnrr, invece con questa scelta il Governo ha voluto mettere le mani avanti, per dire che il provvedimento non si modifica, dato che l’Europa ha stanziato tanti miliardi e non possiamo permetterci di attendere”.

Immissioni in ruolo

“Ci avviciniamo a una tornata di immissioni in ruolo molto complicata – precisa Alessandro Giuliani – sfioreranno le 100mila ma ci ritroviamo per l’ennesimo anno con un numero di candidati largamente inferiore alle autorizzazioni del Mef e anche questo la dice lunga sul fatto che sul reclutamento ci ritroviamo fermi ai problemi di sempre: l’anno prossimo ci ritroveremo con 150 o 200mila supplenze annuali, un numero di immissioni in ruolo molto al di sotto di quelle concesse dal Mef”.

Quanto alla pandemia, il direttore commenta: “Oggi il ministro Bianchi è stato a Bergamo per la chiusura dell’anno scolastico. Diamo atto al ministro che l’anno è stato fondamentalmente in presenza ma lo Stato doveva essere più vicino alla scuola nella pandemia. Magari Bianchi ha tenuto duro rispetto alle pressioni degli enti locali che spingevano per la chiusura delle scuole in tempi di Covid, ad ogni modo la qualità della didattica rimane quella di due anni fa, non è cambiato nulla”.

Concorsi pubblici

Concorsi pubblici, boom di bocciati, addirittura un candidato preside che tenta di copiare rischia un anno di carcere: anche di questo parla Alessandro Giuliani nel corso della puntata. “Un fatto che risale a qualche anno fa, prima della revisione degli attuali concorsi pubblici che poi sono stati tramutati in concorsi a risposta chiusa, che fanno registrare punte di 90% di respinti”.

“Questo aspirante preside – racconta – si collegò con delle cuffiette e uno smartphone nascosto per farsi aiutare sulla traccia d’esame. Le indagini hanno appurato che questo effettivamente è avvenuto e dunque il candidato rischia molto, perché si parla di reato penale. Viene da chiedersi come si possa accedere a un concorso con questo approccio. Ma al tempo stesso – continua – va rimarcata l’eccessiva selezione dei concorsi, sin dalla fase precedente alle prove, quella preselettiva e di accertamento dei requisiti di accesso. Bisogna avere svolto almeno 5 anni come insegnante, per partecipare al concorso per dirigente, rimane difficile pensare che su 10 candidati neanche 9 siano meritevoli di arrivare all’orale, una selezione che va oltremodo a danneggiare i candidati, che fanno grossi sacrifici, si preparano anche con corsi a pagamento e poi 9 volte su 10 vengono respinti”.

Dress code a scuola

“Il fatto di dovere far fronte al caldo record ci fa capire con quanta difficoltà i professori tentino di mantenere il decoro che la scuola, da luogo istituzionale quale è, merita. Tuttavia restrizioni sul vestiario alle elementari, per estendere un regolamento che vale per tutti, anche per i più piccolini, non è forse un’esagerazione? Molti genitori sono insorti nelle chat, hanno ragione?” chiede Alessio Moriggi.

“Esiste un regolamento di istituto e questo regolamento viene concordato all’interno del consiglio di istituto e passa anche per l’assenso dei genitori – ci ricorda Alessandro Giuliani -. Laddove i genitori danno il via libera evidentemente sono d’accordo. Tuttavia, con tutti i problemi che abbiamo, concentrarci sui bermuda o sui centimetri dei pantaloncini,” non è opportuno, “forse varrebbe la pena di essere più tolleranti e di concentrare le energie su aspetti più seri, questioni ormai tollerate non perché facciano bene alla scuola ma perché ormai ci siamo messi l’anima in pace, mi riferisco al trattamento del personale, ai supplenti che non arrivano, ai laboratori fatiscenti, ai bagni ai limiti della decenza”.