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È il primo italiano a vincere il premio Tesla, un prof scrisse di lui 50 anni fa: “Sconsigliata la prosecuzione degli studi”

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“La prosecuzione degli studi per questo allievo è sconsigliata”, così recita una nota disciplinare risalente al 1970 scritta da un professore di scuola media di Biella. Peccato che l’alunno tredicenne al quale era indirizzata oggi è diventato un luminare, un docente pluripremiato. A riportarlo La Repubblica.

Si tratta della storia di Aldo Boglietti, il primo accademico italiano ad aver ricevuto il prestigioso premio Nikola Tesla dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers “per l’eccezionale contributo alla generazione e all’utilizzo dell’energia elettrica”.

Nessuna polemica

A ricordare l’episodio con tono sardonico è su Facebook un compagno di atletica di quando Boglietti era poco più di un bimbo. Ecco la risposta dell’ex alunno in questione: “Diciamo che dalla scuola media mi hanno mandato fuori con un calcio. Per fortuna i miei genitori non si sono fatti convincere e mi hanno iscritto all’Istituto tecnico”, ha spiegato.

Effettivamente, poi, la sua carriera scolastica non è stata così in salita come si prospettava, anzi: alle superiori non ci sono state bocciature, o altri stop. Poi sono arrivati gli anni al Politecnico di Torino, un percorso netto in cinque anni fino alla laurea in Ingegneria meccanica e al riconoscimento di oggi.

C’entra forse l’eccessiva severità di quel docente? “Per la verità non ero l’unico ad avere avuto quel giudizio così negativo. Un mio compagno ha ricevuto il libro di latino sulla testa ed è diventato uno stimato primario di radiologia. Erano altri tempi, la scuola non era certo quella di oggi”. Insomma, Boglietti non serba rancore e non vuole fare polemica, tanto da preferire di non citare il nome del professore e neppure la scuola che lo aveva condannato: “Non avrebbe alcun senso. Io ho 66 anni, sono passati moltissimi anni e quel professore non c’è più”, ha concluso.

La scuola, a volte, non riesce a valorizzare gli alunni?

Questa storia fa pensare a vicende come quella relativa all’alunno bocciato che ha scritto una lettera alla scuola, esprimendo tutta la sua frustrazione e la sua delusione nei confronti di un sistema che, a suo dire, non lo ha accolto e nemmeno valorizzato.

A rispondergli, qualche giorno dopo, un ex alunno, oggi insegnante, che ha vissuto un sentimento simile: “Il mio nome è Federico e ho 28 anni. Quando andavo al liceo, ai temi, prendevo sempre 5 e mezzo o 6 meno meno, perché a dire della professoressa ero troppo retorico nello scrivere. Da premettere che, fin da piccolo, scrivevo poesie, racconti e tanto altro. Quando arriva il tema della maturità mi trovo davanti una traccia sul concetto di ‘dono’: do il massimo, come sempre, nonostante le critiche della prof. A quel tema, forse il più importante della vita di uno studente, prendo 15/15. E a correggerlo è stato un prof del classico, membro esterno della commissione d’esame. Ho maledetto per tanto tempo quel voto… Sai perché? Perché mi è valso una ‘denuncia’ al presidente di commissione fatta dai membri interni (ovvero dai miei prof, quelli che avrebbero dovuto conoscermi bene): a detta loro, il tema era troppo perfetto per i miei standard, per me che ‘non ero capace di mettere due parole in croce di senso compiuto’ e che, quindi, per loro era copiato. Ovviamente il tema non era copiato… Ma sai a cosa è servito questo episodio? Io oggi, a distanza di quasi 10 anni da quei momenti, insegno in una scuola elementare. Mi sono laureato, ho vinto il concorso e ora sono docente di ruolo. A soli 28 anni… Un traguardo importante per chi ‘non sa mettere due parole in croce di senso compiuto’”, questa la sua risposta.