Home I lettori ci scrivono Emergenza educativa: caro prof. Ammaniti, lo sapevamo già…

Emergenza educativa: caro prof. Ammaniti, lo sapevamo già…

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L’emergenza educativa è ormai evidenteanche ai meno attenti e gli episodi di violenza contro i docenti da parte di alunni e famiglie sono il segno tangibile di un malessere derivato dalla mancanza di ideali significativi e regole di convivenza civile condivise da tutti. Ripeto: CONDIVISE DA TUTTI.

E’ proprio qui il problema: oggi ognuno si sente in diritto, in nome della libertà, di dire e fare ciò che gli pare senza minimamente pensare alle conseguenze del proprio agire. Anche le parole possono essere delle armi potenti se usate senza riflettere, figuriamoci le aggressioni fisiche. Ma ormai tutti siamo orientati a difendere i nostri diritti senza più pensare che La Libertà implica anche dei doveri, che crescono coll’aumentare dell’età e dell’esperienza. Un comportamento immaturo può essere comprensibile in un figlio minore, ma non in un genitore adulto.

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In questi giorni ho assistito ad una “Lectio magistralis” del Prof. Massimo Ammaniti che parlava della nuova famiglia, da lui definita in un suo libro del 2016, “Famiglia Adolescente”. Senza nulla togliere alla indubbia autorevolezza di Ammaniti, noi tutti docenti presenti alla “lectio” ci siamo guardati stupiti, e anche un po’ delusi, poiché quello che ci andava raccontando il luminare noi insegnanti lo sappiamo da decenni e, inascoltati, continuiamo a denunciarlo quotidianamente. Alla fine il commento unanime è stato: “Non importava scomodare il Prof. Ammaniti per fare il punto della situazione, bastava chiederlo a qualsiasi insegnante di una qualsiasi scuola italiana per sentisi raccontare, forse con un linguaggio meno scientifico, le stesse identiche cose”. Ma gli insegnanti oggi non li ascolta più nessuno, tanto sono delegittimati.

Ma la grande domanda resta una sola: come rimediare al danno che le famiglie di oggi stanno provocando ai loro figli? L’analisi del Prof. Ammaniti è indubbiamente chiara e inappuntabile, ma resta una bella analisi che potrà un giorno interessare gli storici. Dunque oggi, qui ed ora, come ne usciamo? E’ giusto addossare alla sola Scuola il compito di educare alla cittadinanza le nuove generazioni, senza il contributo responsabile delle famiglie? Ma anche ammesso che fosse giusto, avrebbe la forza necessaria per svolgere in modo proficuo il proprio compito, quando tutta la società sembra remarle contro indicando modelli educativi diversi?

La cosa che mi sconvolge di più come educatore è vedere gli adulti comportarsi peggio degli adolescenti. Basta guardare qualsiasi talk show televisivo per rendersi conto di quanto gli adulti siano caduti in basso: si insultano, si aggrediscono urlando, attaccano la persona anziché l’idea, e il conduttore li lascia fare senza intervenire con la dovuta autorevolezza, se non altro per dar modo ai telespettatori di capire cosa viene detto. Ma l’audience tv è il padrone assoluto: la gente vuole “PANEM ET CIRCENSES” e bisogna darglielo. A volte mi sembra davvero di essere in una grande arena dove anziché assistere ai duelli fra gladiatori si da spazio solo a venditori di fumo (ma almeno non scorre il sangue che può impressionare).

Da più parte si incolpa la Scuola di non insegnare l’Educazione Civica (oggi detta cittadinanza), ma la Scuola non ha mai smesso di insegnarla. Il problema vero è che l’Educazione Civica non la si impara sui libri ma con l’esempio e gli esempi presentati ai nostri giovani, cominciando proprio da dentro la famiglia, sono assolutamente diseducativi se non deleteri. Solo la Scuola e qualche rara famiglia che ci tiene ancora a certi valori sono rimaste a dare un buon esempio di cittadinanza, ma è come combattere contro i mulini a vento. Aggiungiamo anche il fatto che la Scuola viene continuamente delegittimata ad ogni livello, soprattutto dalla classe politica che ha creato la “Scuola Azienda”, ed ecco che i nostri ragazzi si trovano a non avere più nessun punto di riferimento educativo, ma si spera che diventino dei lavoratori docili, senza nessuna capacità per riflettere e soprattutto che costino poco.

Carlo Alberto Bacilieri