Home Attualità Genitori che non mandano i figli a scuola: sono tanti. Troppi

Genitori che non mandano i figli a scuola: sono tanti. Troppi

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I Carabinieri di Scicli, nel ragusano, hanno accertato che ben 25 coppie di genitori (stranieri e italiani), non mandavano i figli a scuola, eludendo l’obbligo scolastico. E le hanno denunciate. A Catania, nello storico quartiere di Librino (progettato negli anni Settanta dal grande architetto giapponese Kenzō Tange), una madre faceva lavorare il figlio minore al servizio di due rivenduglioli ambulanti (che erano pure abusivi); i quali lo “pagavano” intorno ai due euro l’ora. La signora in questione faceva ciò per arrotondare il reddito di cittadinanza (che percepiva illegalmente). Già nel 2019 un’altra indagine aveva dimostrato che la donna faceva saltare le lezioni al bambino per spedirlo a fare il fruttivendolo.

 

Denuncia per interruzione della Scuola dell’obbligo

Stavolta però a suo carico è scattata la denuncia per truffa aggravata ai danni dello Stato, per interruzione della Scuola dell’obbligo e per sfruttamento del lavoro minorile. Denunciati anche i due ambulanti. Davanti agli agenti di Polizia la madre ha avuto persino l’ardire di farsi consegnare dal bambino cinquanta euro, frutto di più giorni di lavoro.

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Due bimbi a vendere alcolici

Alla periferia di Catania, in Viale Bummacaro, tutti gli avventori di un bar sapevano che, a gestire l’esercizio commerciale, erano due fratellini di dieci e nove anni, messi lì dal padre e dal fratello maggiore — che intanto lavoravano altrove — a vendere alcolici e fuochi d’artificio invece di andare a scuola. Padre e figlio maggiorenne sono indagati per il reato penale di sfruttamento del lavoro minorile, cui si sono aggiunte le accuse di frode alimentare, mancanza della tabella dei giochi proibiti, vendita e cessione di fuochi d’artificio a minorenni, invasione di edifici e terreni pubblici; il padre è sotto indagine anche per accensione di fuochi d’artificio in luogo pubblico senza autorizzazione.

 

Guerra all’ignoranza

Esempi del genere sono ricorrenti in tutta la Penisola, con punte — ovviamente — nelle zone più disagiate per motivi storici e/o strutturali. Miserie umane dovute all’ignoranza e alla povertà; ma anche alle sabbie mobili della scarsissima considerazione in cui la Scuola è sempre più invischiata in questa brutta Italia di inizio millennio. Che cosa rischia effettivamente, infatti, nell’Italia di oggi, chi elude l’obbligo scolastico dei propri figli minori (senza macchiarsi di altri reati)?

Nel corso del XX secolo il nostro Paese ha realizzato sforzi enormi per liberarsi dall’ignoranza diffusa, la quale — dopo tredici secoli di sottomissione alle potenze straniere e di divisione politica — ne faceva una nazione ricca di analfabeti. Dal 1861 la politica scolastica nazionale, nonostante difficoltà e contraddizioni, ha trasformato l’Italia da Paese povero e sottosviluppato in potenza industriale di primissimo livello. Una tappa importante fu il Regio Decreto 5 febbraio 1928, n. 577, che all’articolo 172 rendeva obbligatoria la frequenza fino all’ultimo anno delle Elementari. Solo trentaquattro anni più tardi l’articolo 8 della Legge 31 dicembre 1962, n. 1859, prolungava l’obbligo alla fine della Terza Media (oppure al compimento del quindicesimo anno di età) e stabiliva che «In caso di inadempienza si applicano le sanzioni previste dalle vigenti disposizioni per gli inadempienti all’obbligo dell’istruzione elementare».

 

Ma è ancora reato eludere l’obbligo?

La “riforma Moratti” (Legge 28 marzo 2003, n.53) estese al secondo anno delle Scuole Superiori l’obbligo scolastico: cosa buona e giusta, ma vera oggi solo in teoria. Infatti il reato di inosservanza dell’obbligo scolastico è stato prontamente depenalizzato — per le Scuole Medie di Primo e Secondo grado — dal decreto “taglia leggi” (D. Lgs. n. 212/2010). Possono venir puniti solo quanti eludono l’obbligo scolastico dei figli iscritti a Scuola Primaria. E la sanzione (fino a 30 euro secondo l’articolo 731 del Codice Penale) decisamente non sembra tale da poter costituire un deterrente efficace per la reiterazione del reato.

Nulla è stato fatto, negli ultimi dieci anni, per rimediare ad una simile — stranissima — “falla” nel sistema. Un caso?

 

Si vuole davvero che i cittadini siano istruiti?

Il concetto è stato recentemente ribadito da una sentenza della Cassazione (Sentenza 31 gennaio 2017, n. 4520, della Suprema Corte di Cassazione, Sezione III Penale). L’obbligo pertanto sussiste fino alla fine del secondo anno delle Scuole Superiori; ma, violandolo, non si rischia nulla. Meraviglie del Paese di Pulcinella.

Che sia vero quanto sosteneva Pier Paolo Pasolini? Ossia che anche in Italia, da almeno mezzo secolo — e soprattutto da quando il neoliberismo economico trionfa — il nuovo Potere non voglia più cittadini consapevoli, intelligenti e istruiti, ma semplici consumatori standardizzati, omologati, ottusi ed ignoranti?

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