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Giornata della donna, un’ex docente: “Noi donne non siamo mai in pensione. Io non volevo andarci, mi manca il lavoro”

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Oggi, 8 marzo, si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Per l’occasione La Repubblica ha intervistato una ex docente che ha parlato del senso che per lei ha questa ricorrenza e della sua condizione, paragonandola a quella di altre donne e riflettendo sulle molte difficoltà che queste devono affrontare.

“La donna in pensione non è mai, perché ci sono ancora la casa da sistemare, il marito anche lui in pensione ma per davvero, perché per gli uomini è diverso. C’è una mamma anziana da accudire, e io sono figlia unica. C’è il nipotino fresco fresco e c’è il pensiero del lavoro che non hai più. Io lo amavo, e mi manca”, queste le sue parole.

“Per una donna è due volte più difficile”

La donna, torinese, ha fatto per 44 anni l’insegnante di scuola d’infanzia, ora di anni ne ha 67 ed è in pensione dal primo settembre 2022. “Fosse dipeso da me, avrei continuato a lavorare ma la mamma aveva bisogno, era appena caduta, è invalida e ha 92 anni. E poi, restando, rischiavo di rimetterci a livello economico. La mia professione è stata una bellissima avventura, però devo ammettere che per una donna è due volte più difficile: quando lavori, e quando sei pensionata. Da ragazza avrei voluto iscrivermi a Psicologia a Padova, però mi sono sposata a ventun anni e a 24 ero già mamma, così ho lasciato perdere. Nell’anno dell’immissione in ruolo ho seguito un corso, uscivo di scuola alle 14, montavo in macchina e il corso finiva alle sette di sera. Poi, a casa. Anche se molto aiutata da mio marito, dovevo comunque fare la moglie e la mamma dopo avere fatto per tutto il giorno la maestra e la studentessa”.

“Mio marito, ex bancario, non vedeva l’ora di diventare pensionato: io no. E non ne faccio una questione economica, perché nella scuola non ci sono tutte queste differenze tra maschi e femmine. Io percepisco una pensione metà contributiva e metà retributiva, e non mi lamento: è tutto il resto a mancarmi. Mi manca stare con i bambini, che sono una botta di vita e una finestra spalancata sul futuro; invece, quando sei con una persona anziana e malata, è il tuo futuro che vedi, riflesso come dentro uno specchio”, ha aggiunto con amarezza.

“Il lavoro è molto più che lavorare”

“Oggi corro a destra e a sinistra non meno di prima per far quadrare tutto, e nel tempo libero mi metto a pensare. Penso a quando portavamo i bambini in gita in montagna per fargli scoprire il ciclo dell’acqua, la neve e il ghiaccio, oppure quando si andava a raccogliere le ciliegie per poi cuocere la marmellata. Il lavoro è crescere, è vivere insieme agli altri, invece la pensione è restare più da soli e nemmeno riposarsi come si deve. Il lavoro è molto più che lavorare”, ha concluso.

Giornata della Donna, le parole di Fracassi

Oggi, 8 marzo, giorno in cui si celebra la Giornata Internazionale della Donna, è in corso uno sciopero proclamato da Flc-Cgil, come avevamo scritto.

“Quest’anno è necessario dare un segnale molto forte, ancora più forte”, queste le parole della segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, quando le si chiede del perché la categoria della conoscenza (scuola, università, ricerca, formazione professionale, accademie e conservatori) ha proclamato una giornata di sciopero in occasione della Giornata internazionale della donna.

“C’è bisogno di una forte discontinuità su questioni molto serie che si stanno aggravando e che riguardano anche l’occupazione, la questione salariale, la partecipazione democratica. Mancano serie politiche che siano efficaci nel contrastarle. D’altra parte i settori della conoscenza sono fondamentali per costruire un modello culturale diverso. Penso al ruolo della scuola e dell’università, da cui peraltro sono arrivate le denunce di tante studentesse e lavoratrici che mettono in evidenza le logiche gerarchiche, sessiste e baronali diffuse nel mondo accademico. E penso anche alla ricerca dove ancora, nonostante la forte presenza femminile, le donne continuano a subire forti discriminazioni. Ribadisco: i nostri settori sono importanti per contrastare un modello culturale diverso nelle relazioni di lavoro e non solo.

“Sulle donne continua a pesare il lavoro di cura, non solo dei figli ma anche spesso degli anziani. Poi c’è la questione dell’iperprecarizzazione del lavoro che fa sì che ancora oggi le donne stiano nelle fasce più basse delle retribuzioni. Tra i nodi critici citerei infine il tema dell’accesso alle infrastrutture fondamentali della società: sanità, istruzione, sistemi socio-educativi. Faccio un esempio: il governo nel rimodulare gli obiettivi del Pnrr ha ridotto da 264 a 150 mila i posti negli asili nido”, ha aggiunto.

Ed ecco un passaggio sull’autonomia differenziata: “Avrà un impatto notevole sulle donne, perché è quello che succede sempre quando le diseguaglianze e le marginalità aumentano. Non solo: siamo in presenza di una generale riduzione degli spazi di democrazia – basti pensare ai manganelli di Pisa, che però è solo l’ultimo episodio in ordine cronologico di una lunga sequenza – o comunque dell’idea che essa sia esigibile solo nelle elezioni, mentre vengono attaccati i modelli partecipativi diffusi che fanno la ricchezza democratica di un Paese. Qualunque contesto fortemente autarchico che cancella la democrazia diffusa penalizza la partecipazione femminile. Una conferma la hai se osservi il fatto che alle ultime elezioni politiche le donne hanno votato il 5% in meno degli uomini e questo dato è aumentato nel corso degli anni.