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Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze

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Si celebra oggi in tutto il mondo la quinta Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, iniziativa voluta dall’Onu per sostenere e sottolineare la loro importanza nella società globale. 

Lo scopo principale non è solo quello di informare e ribadire come nella maggior parte del pianeta le giovani donne siano ancora soggette a discriminazioni disumane, ma anche quello di invitare i singoli governi ad aprire gli occhi e a prendere concreti provvedimenti al riguardo.

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Non è di certo una realtà a noi sconosciuta quella delle spose bambine (sono circa 23 milioni le spose di età inferiore ai 15 anni), costrette a sposarsi giovanissime con uomini molto più grandi di loro, bambine strappate dall’infanzia per essere proiettate in una vita di ignoranza, infelicità e sottomissione, destinate a partorire in età troppo prematura. O ancora le giovanissime sottratte o cedute dalle stesse famiglie, come fossero merce, per prostituirsi. Nello scorso anno, secondo dei dati pubblicati dal Messaggero, il 78% delle vittime di stupro sono state bambine. Nel medesimo anno ci sarebbe stata una crescita vertiginosa della pornografia minorile.

Catapultare una bambina in una realtà simile, senza tener minimamente conto della sua persona e della sua vita, impedire ad una giovane di fare le proprie scelte, di vivere in modo sano la propria infanzia e la propria adolescenza, di ambire ad una naturale realizzazione di se stessa è una chiara e grave violazione dei suoi diritti.

L’istruzione ha senza dubbio un ruolo fondamentale. Secondo l’Unicef infatti “l’istruzione è una delle strategie più efficaci per proteggere le bambine dai matrimoni precoci. Quando le ragazze possono continuare a studiare, può verificarsi facilmente anche un cambiamento nei comportamenti che migliora le loro opportunità all’interno della comunità”. Se nel mondo ci sono circa 121 milioni di giovanissimi che non hanno possibilità di accedere all’istruzione, il 54% di questi – dunque circa 65 milioni – sono bambine.

Degli 875 milioni di analfabeti nel mondo i due terzi sono di sesso femminile. L’83% di bambine sottratte allo studio sono concentrate in quelle zone di povertà estrema, quali l’Asia Meridionale e l’Africa Sub-sahariana: ad esempio in Chad e in Etiopia le donne analfabete sono circa 1,5 volte maggiori rispetto agli uomini. Non è un caso dunque se si nota una maggiore esclusione delle giovani nei luoghi in cui l’età media di matrimoni, gravidanze e morte è notevolmente più bassa rispetto ai paesi economicamente più sviluppati. L’istruzione in che modo può ostacolare e frenare questa realtà?

Sicuramente fornire alle giovani delle basi culturali può dare loro maggiore possibilità di proseguire gli studi, ma anche di ricevere informazioni utili su argomenti quali la sessualità e la prevenzione: studiare non soltanto può tutelare le bambine da matrimoni precoci e da gravidanze altrettanto precoci e pericolose (basti pensare che tra i 10 e i 14 anni le possibilità di morire durante gravidanza e parto sono circa cinque volte maggiori rispetto alla norma) ma anche da comportamenti a rischio contagio HIV.

In Europa la situazione è senza dubbio diversa, il diritto all’istruzione è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo la quale “ogni persona ha diritto all’istruzione e all’accesso alla formazione professionale e continua” ma si può e si deve lavorare per migliorare la posizione ed il ruolo sociale delle giovani donne. Sarebbe infatti previsto, qualora la partecipazione femminile al mondo del lavoro resti al livello attuale, un calo di 24 milioni di lavoratrici entro il 2040. Il che apparirebbe anche paradossale se si considera la corposa presenza delle ragazze in tutti gli indirizzi del sistema scolastico e professionale. Senza contare che le studentesse, oltre ad essere superiori in numero per quanto riguarda frequenza e regolarità degli studi, arrivano in percentuali più elevate rispetto ai colleghi di sesso maschile anche al conseguimento dei titoli accademici.

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