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Giovani laureati vs precari storici? E’ una sciocchezza

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L’annuncio di prossimi concorsi fatto dal ministro Profumo sta già scatenando reazioni e proteste nel mondo dei precari della scuola. Ad una delle leader del movimento Marcella Raiola, abbiamo rivolto alcune domande.
Per la cronaca, la professoressa Raiola è insegnante di latino e greco nel liceo classico ed ha un curriculum di tutto rispetto (specializzazioni, un dottorato di ricerca, pubblicazioni di filologia e diritto romano per non parlare di collaborazioni con l’Università). Curriculum che, spesso, non hanno neppure docenti di ruolo al termine della loro carriera.
 
D. Il “disappunto” dei precari che da anni sono nelle graduatorie è del tutto comprensibile; ma come si può affrontare il problema dei giovani laureati che vogliono insegnare?
 
Marcella Raiola
La contrapposizione giovani/anziani è speciosa. I meccanismi di ricambio della scuola sono stati bloccati dalla L. n. 449/97, che condiziona le assunzioni dei docenti al parere favorevole del MEF, come se l’istruzione fosse un qualunque “comparto produttivo” e non una funzione cardinale della Repubblica, nonché dal proliferare di procedure di abilitazione “parallele” a quelle ufficiali e più “soft” (le cd. “riservate”), volte a garantire il passaggio alla statale di laureati sfruttati per anni dalle private e parificate, per lo più confessionali, che assumono su base clientelare.
La domanda insinua che siano i precari della mia età (41 anni) a respingere i “giovani”, mentre è la voluta precarizzazione del lavoro a tagliarli fuori, unitamente all’estensione abnorme dell’organico “di fatto” e ai ridotti investimenti sulla scuola (3% del PIL contro il 6,5% d’Europa).
I giovani lavorerebbero, dopo aver fatto un po’ di necessaria e utile “gavetta”, come in ogni professione, se le classi fossero di 15 alunni, se fosse utilizzato personale di ruolo per le attività extracurricolari (potenziamento, recupero, progetti) e se i docenti andassero in pensione a 60 anni.
 
D. Nel movimento dei precari serpeggia il timore che all’annuncio dei concorsi segua la decisione di chiudere le GAE. Non pensa che sia un timore un po’ eccessivo e infondato?
 
Marcella Raiola
Il timore è più che fondato, perché storicamente i concorsi hanno sempre “azzerato” le graduatorie formatesi a partire dai concorsi precedenti. Ho colleghe della primaria che hanno superato il concorso dell’89 (a posti zero!), quello del ’94 e quello del ’99, ogni volta ricominciando daccapo! Inoltre, il concorso annunciato da Profumo, giustificato con l’offensivo e demagogico refrain del “merito” (che sarebbe appannaggio dei soli “giovani”!), ha lo scopo precipuo di costituire un valido alibi per non assumere i 200.000 precari in attesa di stabilizzazione da anni. Se a ciò si aggiunge la “chiamata diretta” da parte dei presidi-manager, approdo “naturale” del DDL 953 (ex Legge Aprea) in discussione presso la VII Commissione Cultura della Camera, il “cerchio” deduttivo ed operativo si chiude facilmente!
 
 
D. Non pensa che il problema vero sia quello di rivedere seriamente le modalità di reclutamento?
 
Marcella Raiola
Il “nodo” è proprio quello del reclutamento, infatti! Ed è proprio in un’ottica di serietà che non capisco come si possa riproporre il concorso-lotteria, con le sue notorie derive clientelari e nepotistiche, coi suoi altissimi costi (Profumo mente: come si può indire un concorso “a costo zero”?) e con patetiche “innovazioni” quali la simulazione di lezione, ridicole per chi insegna da un decennio e più (le lezioni non sono serializzabili! Su uno stesso argomento si possono tenere centinaia di lezioni diverse, considerando diversi fattori e variabili!) e assurde per chi non ha mai messo piede in classe! I precari hanno proposto, in piattaforme consultabili sui siti e sulle pagine Fb e poi anche al Capo II di un progetto di legge organico, appoggiato, oggi, solo dall’IDV, un modello funzionale e rigoroso di formazione “olistica” e permanente del futuro docente e del docente in carriera. La specificità della scuola rifugge dal “modello-Marchionne” che, anzi, applicato all’ambito della conoscenza, produce effetti regressivi. Da quando è invalsa l’autonomia finanziaria, infatti, i livelli di preparazione degli “studenti-clienti” si sono drammaticamente abbassati. La scuola non decade perché è “di massa” (non sarebbe “scuola”, se non lo fosse!), o perché i docenti sono decrepiti e impreparati, ma perché è stata ridotta a un supermarket, mentre i docenti sono stati esautorati e vilipesi.
 
D. Come valuta la posizione molto critica assunta dalla Flc rispetto all’annuncio di Profumo sui concorsi?
 
Marcella Raiola
Con un parolone da paleoumanista definirei “anfibologica”, più che critica, la posizione della FLC-CGIL, che appare in affanno e spaccata. Finge di protestare, indìce scioperi tardivi e inefficaci e intanto sottoscrive ogni indegnità, come la “riconversione” dei docenti “in esubero” imposta dalla spending review! Sono francamente stanca di giochi “al ribasso” e di chi, come i deputati del PD o gli esponenti della CGIL, continua a dire a docenti condannati a un eterno precariato che “ha arginato i danni” e che dobbiamo “essere grati” per il fatto che ci venga concessa qualche briciola in cambio della dignità, della libertà di insegnamento (che la Legge Aprea ci toglie definitivamente!) e di inalienabili diritti (gli scatti stipendiali, per esempio, tolti agli immessi in ruolo l’anno scorso!) Ci fanno sentire “massimalisti” perché chiediamo il minimo; plaudono a mezza voce ad un concorso illegittimo; ci dicono che dobbiamo ringraziarli perché invece della fucilazione hanno ottenuto che ci taglino “solo” gambe e braccia… Basta! Come ho scritto in un recente contributo, i precari vogliono il pane e anche le rose!
 
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