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Gli scrutini come scuola di democrazia

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Oggi, per le scuole medie e piccole, iniziano gli scrutini.

Per le scuole grandi gli scrutini sono iniziati invece prima della fine delle lezioni (il mio liceo conta 90 classi), con la clausola, scritta a verbale, che, in caso di nuovi dati relativi alle valutazioni, è sempre possibile la riapertura e quindi la revisione delle deliberazioni dei consigli di classe. Con la validazione nel collegio dei docenti finale.
Cosa che mi è capitato di fare, con nuova convocazione, con alcuni consigli di classe, già sabato pomeriggio, perché gli studenti, sino all’ultimo giorno, hanno diritto ad avere ultime possibilità.

Ma non sono certo i salvataggi finali quelli che possono fare la differenza, perché, lo sappiamo, le stesse valutazioni sono una sintesi di un percorso di un anno scolastico, e vi è differenza tra calcolo aritmetico e valutazione formativa.
Dunque gli scrutini.

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Ci sono alcuni presidi che, anche per le tante classi, scelgono di delegare ai coordinatori di classe la presidenza degli scrutini.
Non mi fermo qui sugli aspetti formali, che sono a questo punto secondari.
Ma sulla sostanza della vita della scuola.
Perché gli scrutini, cioè le valutazioni, sono il modo più evidente che dice a tutti la qualità del nostro servizio pubblico.
In altre parole, valutando siamo valutati.

Per cui non è ammissibile che un preside deleghi un coordinatore, visto che è suo compito quello di condurre gli scrutini, garantendo, se lo fa seriamente, anche l’equità nei e tra consigli di classe, in ragione anche di una circolare che i collegi docenti dovrebbero avere approvato a maggio sui criteri di conduzione e valutazione degli stessi scrutini.
L’unica eccezione riguarda le scuole in reggenza, nel senso che nessuno ha il dono dell’ubiquità, per cui è giustificabile la delega, ma dopo adeguato addestramento degli stessi coordinatori per il vincolo dell’equità.

Poi, resta fermo che le valutazioni sono proposte dai singoli docenti, ma è il consiglio di classe che deve deliberare, anche modificando, se ci sono le ragioni, alcune singole valutazioni.
Per questa ragione, durante gli scrutini chiedo, in alcune situazioni, le valutazioni di un intero anno, e se i dubbi permangono, sospendo per un attimo lo scrutinio per vedere assieme i compiti ed i criteri di valutazione.
Centrale qui deve essere la chiarezza sulla soglia della sufficienza.
In alcuni casi sono imbarazzanti certe diversità di valutazione, compresa la nota che la sufficienza non può limitarsi a sottolineare il possesso mnemonico di qualche informazione, od il richiamo alla buona volontà come panacea di tutti i mali.
Conta la conoscenza che si fa comprensione e capacità di rielaborazione.
Il preside, quindi, sempre se prende sul serio il proprio lavoro, non può essere assente, e deve essere competente, autorevole, capace di esercitare il metodo democratico per mostrare come si costruiscono le decisioni.

Anche gli scrutini, dunque, come scuola di democrazia, secondo metodo e merito.
Ripeto, anche secondo merito.

Sapendo, per chiudere, che il senso di un consiglio di classe è il valore della collegialità, la quale non è la mera somma algebrica delle singole individualità dei docenti. Ma un gruppo chiamato ad una responsabilità secondo competenza.
Valutando si è valutati. Ed il verbale deve registrare in modo trasparente le decisioni, e le ragioni delle stesse decisioni.