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I bambini invisibili e l’educazione emotiva della Scuola per l’Infanzia

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Gentile Ministro Fedeli,

le scrivo titolando la mia lettera, per focalizzare mentalmente l’accento su due realtà che mi stanno particolarmente a cuore come insegnante di Scuola per l’Infanzia da 10 anni ormai. Inizio con lo scrivere la parola Bambini con la maiuscola: è una necessità per me, in una società che non li osserva, non ne focalizza le esigenze, non li ascolta. Inutile sottolineare ancora l’equazione adulti in difficoltà = bambini disagiati.

Un grande caos culturale e sociale ci affianca costantemente. Dobbiamo fare i conti con questo caos e valutarne assai attentamente la portata per i Bambini. Sono loro i più forti e i più indifesi di fronte al male sociale dilagante: con forza cercano di opporvisi, ma ancora troppo giovani non padroneggiano strumenti adeguati per reperire soluzioni oppure idearne di nuove.

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E come reagisce il contesto alle loro esigenze? Ignorandoli secondo me, perché trascura la prima e più importante agenzia educativa che li accoglie quando il terreno fertile delle loro idee deve essere curato con estrema dedizione: la scuola, più precisamente la Scuola per l’Infanzia.

Il lavoro della Scuola per l’Infanzia è soprattutto realizzare percorsi di educazione emotiva per ciascun bambino, guidandolo a riconoscere ed individuare senza timore le proprie straripanti emozioni, per poi ridisegnarle nella loro connotazione più positiva e motivante. Il lavoro di noi docenti dell’Infanzia è fortificare le individualità, educarle al rispetto di sé e degli altri, come base di crescita ed espressione della personalità in tutti i suoi aspetti. Il nostro lavoro è accompagnare i bambini nella scoperta del contesto in cui vivono, guidarli a sentirsi parte integrante di tale contesto, in tutte le sue connotazioni, deprivanti e positive, per imparare ad accettare ostacoli e conquiste mantenendo sempre la propria unicità e il proprio baricentro affettivo. Il nostro lavoro è per me principalmente “educazione affettiva”, base fondante di qualsiasi forma di apprendimento, per qualsiasi altro tipo di evoluzione e crescita personale. Insegnare è davvero una missione per me.

Pur potendo e volendo richiedere il passaggio alla scuola primaria ho scelto di restare all’infanzia, nonostante sia un ordine scolastico fortemente penalizzato dalle etichette culturali del nostro tempo. Prima etichetta: Non è configurata come scuola dell’obbligo. E’ dunque spesso identificate nell’erogazione di un servizio gratuito di gioco e mero intrattenimento, del tutto privo di qualsiasi presupposto educativo. Quest’interpretazione è assai deleteria per la scuola per l’infanzia, in quanto deresponsabilizza molti dei suoi protagonisti: dirigenti, docenti, famiglie e bambini.

Sì, anche i bambini. Perché dalla scuola per l’infanzia ci si aspetta un’azione educativa assai blanda e diluita, una sorta di allenamento per principianti in prospettiva della “vera azione educativa” dell’ordine successivo, la scuola primaria. E le famiglie mostrano reticenza nell’ascoltare suggerimenti e osservazioni delle insegnanti. E i bambini finiscono con l’essere dilaniati dalla “frattura” tra il rapporto affettivo – educativo che si instaura con le maestre e le continue osservazioni che sentono pronunciare dai genitori su di loro. La Scuola per l’Infanzia è altro.

E’ laboratorio, esperimento, riflessione e costruzione. E’ racconto e scambio di visioni di vita. E’ percorso che si crea mentre si cercano strategie. E’ soprattutto educazione all’affettività, alla costruzione del mio punto di vista mentre individuo quello dell’altro, in assoluta naturalezza e spontaneità, con la voglia di bere la vita a sorsi senza mai spegnere la sete. Senza un percorso emotivo ed affettivo nessuno fra noi può affrontare alcun apprendimento. Senza allenamento non si vincono gare.

La Scuola per l’Infanzia merita la dignità di scuola dell’obbligo che le spetta, a nome di tutti i docenti che vi lavorano alacremente. La Scuola per l’Infanzia merita percorsi di formazione e aggiornamento realmente attinenti, che non siano sempre una sorta di aggiustamento adattivo rivolto principalmente alla primaria. La Scuola per l’Infanzia merita la dignità sociale che le consenta di stabilire un “patto comunicativo” con le famiglie, utile ad azzerare ansie e paure che spesso animano docenti e genitori.

La Scuola per l’Infanzia merita più attenzione perché i BAMBINI ce lo stanno chiedendo. Ed io resterò all’Infanzia solo per questo, per raccontare un mondo troppo poco conosciuto. RingraziandoLa per l’attenzione La saluto, sperando di offrire spunti di riflessione.

Paola Matania

Preparazione concorso ordinario inglese