Home I lettori ci scrivono I docenti precari: “Meno proclami pericolosi, più buon senso”

I docenti precari: “Meno proclami pericolosi, più buon senso”

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I camion dell’esercito trasportano le bare che tracimano dalle camere mortuarie, sotto un cielo plumbeo, le strade deserte, il silenzio assordante violato solo dalle sirene delle ambulanze. Il Paese è fermo, attonito, terrorizzato da un’emergenza sanitaria che toglie il fiato, aggravata da una prospettiva di stagnazione economica che fa tremare le vene ai polsi.

I medici e tutti gli operatori sanitari lavorano alacremente, affrontando un’emergenza mai vissuta dal secondo Dopoguerra. Le famiglie sono straziate dall’improvvisa perdita dei propri cari senza neppure la possibilità di un ultimo saluto.

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In questo quadro drammaticamente surreale si inserisce la problematica della Scuola, della sua chiusura, della didattica a distanza e delle difficoltà degli alunni e delle famiglie. Senza timore di smentita nessuno può mettere in dubbio l’importanza dell’istruzione pubblica ed il ruolo della scuola nella formazione delle donne e degli uomini di domani. In ragione di ciò i docenti tutti, anche e soprattutto quelli precari che, quindi, non hanno alcuna garanzia di continuità del loro rapporto di lavoro, hanno da subito dimostrato la loro responsabilità ed il loro senso del dovere mettendosi a completa disposizione della scuola, dei ragazzi e delle famiglie, per garantire la continuità della didattica e la loro vicinanza umana.

Nella drammaticità di tale contesto, se si dovesse chiedere di stilare una gerarchia delle priorità non vi è dubbio alcuno che la pubblicazione di un bando per l’assunzione degli insegnanti si collocherebbe all’ultimo posto.

Quest’ordine è universalmente riconosciuto tranne che da una persona: la Ministra dell’istruzione!

Costei, sprezzante del pericolo, fino al punto di mettere a repentaglio la salute pubblica, continua a dichiarare che i bandi usciranno, che manterrà gli impegni presi (nei confronti di chi? Viene da chiedersi) e, “dulcis in fundo”, pubblica l’ordinanza per la domanda di mobilità 2020/2021. Il Ministro fa tutto questo senza ascoltare niente e nessuno, con un comportamento che ha fatto dichiarare ai sindacati di essere “disgustati”.

Per quanto attiene all’assunzione dei docenti precari è palese la necessità che questa avvenga, considerando che a settembre di quest’anno saranno oltre 200.000 le supplenze. Ma è altrettanto comprensibile che, essendoci 200.000 docenti precari che insegnano da anni, di cui oltre 60.000 con più di 36 mesi di servizio, l’assunzione possa avvenire solamente mediante un concorso per titoli e culturali e di servizio, e con l’istituzione di una relativa graduatoria. Ciò riconoscerebbe i diritti e renderebbe merito ai docenti precari, consentendo di dare risposta alla piaga del precariato storico e di garantire la continuità didattica agli alunni. Allo stesso tempo lo Stato risparmierebbe decine di migliaia di euro, aspetto particolarmente importante in questo momento di grave crisi economica.

Ma allora, perché la Ministra si affanna a dichiarare di voler pubblicare i bandi di concorso? Forse in virtù della prioritaria ed assoluta necessità di valutare il merito con un super quizzone a crocette?! FALSO!

Sorge il più che ragionevole dubbio che le dichiarazioni della Ministra siano dettate dall’esigenza di dare certezze, a coloro ai quali sono state fatte promesse, di utilizzare strumenti dalla dubbia efficacia meritocratica e con elementi di opacità, caratteristica purtroppo costante nella  “tradizione italica” dei concorsi.

Certamente chi ritiene prioritario in uno stato di emergenza sanitaria, di fare questi proclami mettendo persino a repentaglio la salute pubblica dei cittadini , e senza alcun rispetto per l’urgenza di garantire i diritti dei docenti precari e la continuità didattica per gli alunni, non adempie alle funzioni pubbliche con disciplina ed onore, come sancito dall’articolo 54 della Costituzione. Nonostante tale principio, perentoriamente stabilito dalla nostra legge, sia stato tanto evocato in campagna elettorale dal Movimento in cui milita la nostra Ministra.

Ma il vento sta cambiando. Un’aria tiepida primaverile è insufflata da tutte le sigle sindacali, da tutte le forze di opposizione e da più di una forza politica di maggioranza, che non si vogliono rendere complici di un “massacro sociale”. E questa nuova aria ci sta dicendo: “Cara Ministra, non ci possiamo rassegnare e non ci rassegneremo al “Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Cara Ministra, in democrazia non funziona così!

Coordinamento Nazionale Precari Scuola