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I ragazzi ci mancano da morire. E noi manchiamo a loro

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Siamo a casa ma siamo vicini.

I nostri equilibri sono cambiati, ci siamo messi in discussione, confrontati, confortati, aiutati, abbiamo riso di noi stessi, abbiamo lavorato senza orario ma insieme.

Eravamo abituati a programmare, a gestirci in autonomia, a vivere la scuola e i suoi ambienti come la nostra casa, siamo rimasti senza quella casa e l’abbiamo dovuta ricostruire.

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Ci proviamo, ci riproviamo e facendolo ci siamo accorti di quanta passione ci sia in ognuno di noi e di quanto siamo capaci di realizzare lavorando insieme.

I ragazzi ci mancano “ da morire” e noi manchiamo a loro, ci scriviamo tutti i giorni e ci vediamo in piattaforma ma non è lo stesso.

Ci manca la loro allegria, i malumori, quelle disobbedienze che ci mantengono vitali.

Abbiamo toccato con mano quante difficoltà di diversa natura abbiano, quelle difficoltà tante volte taciute per dignità e che ora si palesano con dolore nostro e loro.

Non è facile, non lo sarà ma stiamo imparando quanta forza abbiamo, quanta tenacia, quanto siamo capaci, anche di fronte all’ignoto, di alimentare la fiammella della conoscenza lasciando che la scuola sia quel porto sicuro da cui si parte solo quando si è pronti.

Ogni esperienza ci lascia un bagaglio e questa, in particolare, ci permetterà di riflettere sul nostro passato per rendere migliore il nostro futuro.

Le parole siano la nostra forza, quella stessa che ci spinge a cogliere l’attimo perché tutto scorre come il fiume ma nel fiume, come nella scuola, c’è la vita, il futuro e le intelligenze.

 

Luana Seddone

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