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I tecnici in crisi di iscrizioni: il Ministro medita il rilancio

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Dallo studio “10 anni di scuola statale: dati, fenomeni e tendenze del sistema d’istruzione”, reso noto il 4 marzo, sono giunti anche interessanti dati sull’andamento delle iscrizioni nei corsi superiori: i nostri ragazzi hanno confermato la corsa ai licei (+27%). Quasi inaspettatamente hanno tenuto bene i professionali (+13%). Mentre i tecnici hanno fatto registrare una flessione del 7%, che in termini pratici significa oltre 60.000 studenti dirottati su altri corsi.
Un dato, quest’ultimo, evidentemente già chiaro al Ministro Gelmini che ventiquattro ore prima, parlando nella sede del Cnel ha voluto sottolineare l’importanza per i nostri giovani di un “raccordo tra formazione, impresa e mondo produttivo”. Per il Ministro il mancato accordo tra istruzione tecnica e lavoro “incide negativamente sul futuro di tanti giovani”. Per questo, ha continuato, bisogna “superare il luogo comune per il quale i tecnici sono considerati percorsi di serie B” e puntare sulla riforma del settore, con “più stage e tirocini presso aziende, orientamento degli studenti, valorizzazione del ruolo dei docenti, forte collegamento con i distretti tecnologici e industriali tramite accordi con le Regioni, ripensamento dell’offerta formativa per far incontrare domanda e offerta”.
Inoltre “serve un forte impegno sulle lingue straniere, potenziando le ore di insegnamento: è allo studio – ha spiegato Gelmini – l’introduzione all’ultimo anno di una materia come matematica o storia insegnata in lingua straniera”.
Le dichiarazioni del responsabile del dicastero di viale Trastevere hanno trovato d’accordo anche l’ex Ministro Fioroni. Che però ha puntato l’indice sui mancati investimenti. Secondo Fioroni, oggi responsabile settore Educazione del Pd, la riforma degli istituti tecnici è una “priorità” per il Paese e non può essere sottoposta ai “tagli di Tremonti: proprio per questo occorrono risorse che investano sugli istituti in termini di laboratori e tecnologie avanzate. Senza risorse e senza ruoli definiti – ha concluso l’ex Ministro – anche per questi istituti la riforma resta monca”.