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Il bluff del decreto sui licei quadriennali

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Più che arrabbiato, sono deluso.

Parlo della proposta di svecchiare, innovando, gli indirizzi di studio del mio Liceo, forse il più grande liceo italiano, con i suoi 2100 studenti. Un Liceo di provincia che non teme, dunque, le nuove sfide formative.

La mia arrabbiatura/delusione è legata al troppo annunciato, ma rimasto nel cassetto del ministro, del Liceo Quadriennale. Per la mia scuola, per una classe del Classico ed una dello Scientifico.

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Il decreto che la Giannini doveva firmare entro il 30 settembre, che mi aveva promesso di firmare, ora qualcuno lo firmerà?

Siamo a dicembre, e se anche fosse firmato, come facciamo con l’orientamento dei ragazzi delle medie, visto che è già stabilito che le iscrizioni quest’anno sono state anticipate? Saranno, cioè, dal 16 gennaio al 6 febbraio, mentre negli scorsi anni le iscrizioni erano a febbraio.

Col nuovo governo, quello che sarà, ripartirà l’iter di questo decreto?

È un altro segno dell’immobilismo italico. Tutti protestano, ma che nulla sia modificato, sia cambiato. Un sempiterno piangersi addosso…

Il decreto, secondo le indicazioni ricevute a seguito di una mia precisa richiesta dell’ottobre scorso, doveva consentire, prima a 100, poi a 60 scuole, di sperimentare un percorso quadriennale. Licei o Tecnici. Secondo un tempo-scolastico che consentirà ai nostri ragazzi di diplomarsi a 18 anni, come è in quasi tutti i Paesi avanzati. Una pari opportunità tra i giovani di mezzo mondo, dunque. Ricordo, per inciso, che è in aumento esponenziale, anno dopo anno, il numero di ragazzi che decidono, dopo la maturità, di iscriversi in una università straniera. Ma lo fanno a 19 anni, mentre si ritrova compagni di 18 anni.

Invece, ancora una volta, niente. Nessun decreto.

Restano le sperimentazioni già avviate col ministro Profumo (governo Monti). Non tutte, in realtà, secondo fonte ministeriale, con esiti positivi.

Per questo motivo, dopo che la ministra Giannini aveva accolto la mia richiesta di consentire al mio Liceo di partire con la sperimentazione, un anno e mezzo fa, tutto venne bloccato dal Ministero. Come dire, non contano i ministri. Per poter costruire con un Decreto, questa fu allora la giustificazione, un bando aperto a tutti coloro che volevano innovare.

A dire il vero, a fare da muro di gomma c’è stato da sempre anche il mondo sindacale, per ragioni di organico, perché la proposta dei 4 anni, se generalizzata, avrebbe comportato un taglio notevole dei docenti. Proprio nel mentre, con la grande sanatoria dello scorso anno (senza filtro qualitativo), le scuole si ritrovano docenti con classi di concorso, in troppi casi, nemmeno previste nei propri indirizzi.

Contraddizione su contraddizione.

Dunque, una delusione dietro l’altra. Perché la questione degli organici viene, sempre e comunque, al primo posto, quando parliamo della scuola. È la domanda di qualità, di innovazione, di sperimentazione? A chi interessa? Eppure, la gran parte dei docenti e dei presidi fa ogni giorno il proprio dovere, con spirito di servizio, viste le criticità che tutti conosciamo, con dedizione e professionalità. Avrebbe diritto di uscire da un mondo ingessato, finto egualitarista, che disconosce il valore reale del loro servizio. Che i contratti di lavoro sino ad oggi sottoscritti nemmeno sfiorano.

L’unica novità, su questi versanti, la conosciamo da anni: togliere al ministero la gestione del personale, per affidarla, come già a Trento, a rinnovati, secondo certezza del diritto, enti locali.

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