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Il caso di Bibbiano: Erode in mezzo a noi

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Gli episodi di Bibbiano stanno catturando e facendo crescere l’attenzione pubblica nei confronti della giustizia minorile, dell’istituto dell’affido, della pratica della sottrazione dei minori alle famiglie e delle numerose microstrutture rieducative polverizzate sul territorio che dovrebbero proteggere i minori e che, a volte, costituiscono un problema rilevante sul piano etico, psicologico,sociale ed educativo.

Anche se non vi sono dati ufficiali sul numero dei bambini allontanati dalle famiglie, in Emilia Romagna sono diecimila e in Italia dovrebbero essere oltre quarantamila i bambini che hanno vissuto l’esperienza di un incolpevole provvedimento punitivo che, in molti casi, ne ha distrutto e distorto il regolare sviluppo.

Se ciò che va emergendo è la realtà, l’allarme per questi casi, in cui si fa business sulla pelle dei bambini, Erode continua a vivere in mezzo a noi e i figli sono diventati una sorta di poligono di lotta tra il bene e il male, pone inevitabilmente inquietanti interrogativi per le nostre coscienze.

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Malgrado le grandi affermazioni di principio, la nostra società può dirsi veramente civile? Non è drammatico che una società che fortemente afferma di voler tutelare i diritti di tutti possa essere così cinica, fredda e distratta nei confronti di chi non è in alcun modo in grado didifendersi? Non costituisce questo un segnale sconvolgente di una realtà riprovevole di una parte del nostro tessuto sociale che credevamo caratteristica di altre epoche storiche assai più incivili?

Certamente, non possiamo ritenerci appagati dall’attenzione politica al fenomeno, né dalla diffusa riprovazione per le facili e raffinate sottrazioni di minori, ma bisogna stigmatizzare, con sempre maggiore frequenza, i comportamenti di chi, ignorando il pianto silenzioso di tante famiglie in difficoltà, colpevolizza rendendo abitualmente doloroso e traumatico il rapporto genitori-figli e accresce le difficoltà e i disagi di bambini mai considerati come persone nel sempre più dispotico rapporto adulto-bambino.

Scuola, famiglia e comunità sono i contesti formativi privilegiati nei quali poter dare radici alla propria identità, costruire indispensabili modelli valoriali, dare vita a stimoli culturali e potenti sistemi formativi che, come una cassa di risonanza, costituiscono un’azione coordinata di inserimento dell’individuo nella società.

Quando l’anello più importante, la famiglia, registra disagi, oppure, veri o presunti comportamenti irregolari, risulta importante che la scuola prima, intesa come ambiente privilegiato per la conoscenza e l’applicazione di determinati processi educativi, venga coinvolta e si connoti come esperienza collaborativa e cooperativa per abbattere le mura dell’isolamento e lo spettro dell’allontanamento.

Purtroppo,quando giuridicamente, nel villaggio degli scambi comunicativi tra le istituzioni, vengono ipotizzate precipue fragilità e responsabilità familiari,quasi sempre, viene trascurata l’attività progettuale e operativa della scuola, fondata su un alto livello di competenze e responsabilità, e viene poco praticato l’approccio pedagogico, alternativo alla istituzionalizzazione del minore, orientato alla ricostruzione delle competenze genitoriali.

La famiglia e la scuola per secoli, nonostante le frequenti precarie condizioni materiali e le marcate disuguaglianze sociali, hanno avuto un ruolo essenziale sia sociale che morale. Oggi, la funzione sociale e morale della scuola come struttura educante è stata notevolmente ridimensionata, molte famiglie, a causa di separazioni, difficoltà economiche o altro, presentano un elevato stato di frustrazione e un genitore, sulla base di opinioni soggettive, pareri medici o scientifici di psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può facilmente ritrovarsi destinatario di una diagnosi di “Inidoneità genitoriale” che implica il provvedimento, da parte del tribunale dei minori, di allontanamento del figlio dalla famiglia e l’inserimento in una struttura protetta.

In assenza di un capillare sistema di assistenza familiare e di una politica unitaria e integrata del sistema educativo, scolastico ed extrascolastico, in grado di disseminare sul territorio una serie di offerte formative qualificate, capaci di costruire rapporti diretti basati su relazioni interpersonali particolarmente intense e umanizzanti, gli enti locali erogano finanziamenti a favore dell’arcipelago instabile, precario, mutevole ed effimero del mercato privato dei servizi educativi.

Si può ben dire che la nostra società considera le professionalità presenti nella scuola non idonee, non degne di una sì grande missione, non adeguatamente preparate per intervenire efficacemente,in chiave prettamente formativa e preventiva, nel complesso circuito della giustizia minorile.

Per evitare condizioni di isolamento, di emarginazione, di precarietà, di abusi che possono avere profonde conseguenze nella vita di un ragazzo che non può ricevere in famiglia tutti quegli apporti positivi che gli sono indispensabili per svolgere in modo adeguato il suo itinerario formativo, per arginare l’effimero formativo e le derive esorcistiche e demonizzanti di alcune strutture pronte a cavalcare il business del disagio, occorre non solo modificare alcuni meccanismi giuridici e istituzionali, ma bisogna, soprattutto, recuperare la centralità formativa della scuola pubblica, spesso accusata e mai valorizzata eproiettarla verso alti standard qualitativi.

Ovviamente, non si chiede l’eliminazione di ogni attività diagnostica o di intervento psico-sociale, ma un maggiore sforzo conoscitivo e programmatico per realizzare modelli operativi interdisciplinari che abbiano il loro punto di riferimento nel ruolo istituzionale primario e non secondario della scuola.

Fernando Mazzeo

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