Home I lettori ci scrivono Il decreto sostegni bis non è un decreto salva precari

Il decreto sostegni bis non è un decreto salva precari

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Il decreto sostegni bis doveva rivoluzionare le modalità di reclutamento del personale precario della scuola. Almeno così era stato presentato: le nomine in ruolo, per coprire tutti i posti vacanti e disponibili, sarebbero state effettuate dalle graduatorie permanenti (GAE), dalle graduatorie di merito (GM) e anche dalla prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS).

Ad una superficiale lettura della normativa sembrava che questa modalità di reclutamento potesse finalmente avviare il superamento del precariato scolastico.
Secondo alcune riviste online specializzate, le stesse organizzazioni sindacali e anche alcune forze politiche, che evidentemente consideravano soltanto i posti liberi dell’Italia centro settentrionale, questo decreto era un passo avanti per il superamento del precariato, ma sarebbe stato un successo pieno per la categoria se si fosse inserita nella norma la possibilità di nominare in ruolo anche i precari della seconda fascia GPS.

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Mi chiedo: ma si lavora in malafede o non si è pienamente consapevoli di ciò di cui si discute? Si ha presente il personale scolastico della nazione o i posti vacanti di una sola parte di essa?
Ritengo non ci voglia un grande esperto di cose scolastiche per capire che, secondo il comma 4 dell’articolo 59 del DL 73 (sostegni bis), sarebbero stati stabilizzati solamente i precari del Centro Nord.
Dopo la fase ordinaria delle immissioni in ruolo, i posti rimasti liberi e disponibili (organico di diritto) saranno utilizzati per le nomine da GPS. E dove si trovano l’80% dei posti liberi e disponibili? Questo è evidente se si guarda la distribuzione regionale dei 112473 posti autorizzati dal MEF per le nomine in ruolo.

Vediamo la distribuzione per area geografica dei posti autorizzati: 54906 cioè il 49% alle 5 regioni dell’Italia settentrionale, 34765 pari al 32% alle 7 regioni dell’Italia centrale e soltanto 22802 pari al 20% alle 6 regioni comprensive delle isole.
Si possono giustificare questi dati dicendo che non si poteva fare diversamente in quanto i docenti vengono nominati al Nord e al Centro e poi chiedono trasferimento al Sud? Questa può essere una giustificazione? Ma quali sono le ragioni di questa anomalia? Non si originano anche da come vengono distribuiti i posti in organico di diritto e da come vengono fatte le nomine in ruolo?

Ad esempio, è mai possibile che i posti assegnati alla sola Lombardia (25818) siano più di quelli delle 6 regioni meridionali (22802)? E’ mai possibile che i posti di sostegno da stabilizzare in Lombardia (7981) siano più di quelli di tutte le regioni meridionali e delle isole? È mai possibile che mentre a Milano per le immissioni in ruolo dalle GPS I e II grado ci siano 3754 posti disponibili a Reggio Calabria ce ne siano soltanto 5? Mi chiedo, siamo proprio sicuri che al nord la quasi totalità dei posti non sia in organico di diritto e pochi quelli in deroga?

Mi sembra che una delle letture delle disponibilità dei posti al Nord sia proprio la loro stabilizzazione a fronte della provvisorietà dei posti delle regioni meridionali. A chi giova questa situazione? Perché sono le università del sud e delle isole a specializzare i docenti di sostegno e solo il Nord ad assumerli?
Se si passa dalla fase ordinaria a quella straordinaria delle immissioni in ruolo, la disparità di trattamento, come era ampiamente prevedibile, si perpetua. Infatti le immissioni in ruolo straordinarie dalle GPS avverranno sui posti vacanti e disponibili (OD) dopo le immissioni in ruolo della fase ordinaria. E dove sono i posti vacanti e disponibili? Al Nord, dove sono stati assegnati nella fase della distribuzione regionale.

Ancora una volta ad essere immessi in ruolo saranno i precari della I fascia delle GPS del Nord e del Centro Italia e sarebbero stati immessi, se fosse stata accettata la proposta sindacale, anche quelli della II fascia. Al Sud invece si sta a guardare. La responsabilità di questa situazione è della politica e non dei tanti precari, anche del Nord, che aspettano da anni una stabilizzazione.

I precari della I fascia GPS, quelli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e di merito dell’Italia meridionale possono aspettare, oppure debbono decidere di prendere le valige e trasferirsi al Nord!
Se veramente si volesse risolvere il problema del precariato e non soltanto coprire con organici stabili i posti che si liberano al Nord allora l’unica richiesta credibile non sarebbe quella della nomina dalla II fascia GPS, ma prima di tutto quella di trasformare i posti in deroga in posti di organico di diritto.

Solo in questo modo: 1. non si costringerebbero i precari del Sud ad emigrare, 2. gli studenti del Sud a subire una discontinuità didattica che non giova specialmente ai più fragili. Infine non si restituirebbero i posti che fittiziamente, anno per anno, vengono autorizzati dal MEF e mai pienamente utilizzati.
É lapalissiano che se al Sud ci sono i precari e non i posti e al Nord i posti ma non i precari. I posti autorizzati non saranno mai pienamente utilizzati. E quindi perché battersi per avere posti che poi puntualmente vengono restituiti? Perché non battersi invece per coprire i posti realmente esistenti, ma che vengono anno per anno fatti funzionare nell’organico di fatto?

Ritengo, quindi, non razionale rifare un concorso straordinario se i posti saranno assegnati sempre ad una parte dell’Italia. Fatelo bandire a quelle regioni che ne hanno bisogno e non illudete chi da anni aspetta la stabilizzazione!
Occorrerebbe un impegno serio dei sindacati e dei partiti che hanno a cuore il problema del precariato, se lo ritengono un problema. Si dovrebbero considerare precari da sistemare tutti quelli, qualsiasi sia la
regione in cui prestano servizio ormai da anni, che hanno determinate condizioni (abilitazione? Specializzazione? Tre annualità?). Si dovrebbero trasformare i posti in deroga per più di 3 anni in posti di organico di diritto.
Solo così si renderebbe giustizia ai precari del Sud che aspettano da anni la nomina in ruolo. Solo così si consentirebbe ai precari meridionali, che si intestardiscono, giustamente, a rimanere nella propria terra, a non trasferirsi al Nord per avere finalmente un lavoro stabile!

Leo Stilo, Dirigente scolastico in pensione