Home Politica scolastica Il futuro dell’Italia dipende dall’istruzione. Il difficile compito di Bussetti

Il futuro dell’Italia dipende dall’istruzione. Il difficile compito di Bussetti

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L’Italia, nel giorno della festa della Repubblica, ha un governo. Evidentemente la ragionevolezza ha prevalso per il bene della respublica. Anche il mondo della scuola, che ha atteso pazientemente il nuovo inquilino di Viale Trastevere, può sperare che – prima tra le molteplici urgenze – ci si orienti a garantire il più naturale quanto tradito diritto della Costituzione: i genitori hanno il diritto e il dovere di educare e istruire i propri figli scegliendo fra una buona scuola pubblica statale e una buona scuola pubblica paritaria, oltre ogni discriminazione economica.

Il prof. Marco Bussetti, neo ministro dell’Istruzione, docente, dirigente scolastico, provveditore agli studi di Milano, nel corso della sua carriera ha partecipato a svariati convegni sia in Regione Lombardia che altrove, condividendo temi quali la libertà di scelta educativa in un pluralismo formativo, il diritto di apprendere senza discriminazione, la garanzia al diritto di apprendere degli allievi disabili, con il diritto al docente di sostegno in una buona scuola pubblica statale e pubblica paritaria.

Il sincero augurio al prof. Bussetti per un compito non semplice,ma quanto mai strategico di servizio alla Nazione, si accompagna alla consapevolezza che il futuro dello Stato italiano dipende dalla qualità nel campo della cultura e della formazione del cittadino.“Ne va….ne va la vita”…

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Un po’ di numeri, per “stare sul pezzo”: la scuola italiana, dall’Infanzia alle Superiori, è frequentata da otto milioni 826mila 893 studenti, 1 milione 109.585 dei quali frequentano scuole non statali, cioè non gestite dallo Stato, ma che dallo Stato sono controllate e riconosciute come luoghi di istruzione in base alla legge 62 del 2000. Per garantire l’istruzione a tutti lo Stato ha stanziato nell’anno scolastico 2015-2016 49 miliardi e 418 milioni di euro per la scuola pubblica statale e 499 milioni di euro per quella pubblica paritaria. Proprio per quest’ultima, però, sono via via diminuiti gli stanziamenti: sono passati da 530 milioni nell’anno scolastico 2006-2007 a 499 milioni nell’anno scolastico 2015-2016. Significa che ogni studente delle scuole statali riceve in finanziamenti, solo dallo Stato centrale, 6403,52 euro per le sole spese correnti. La cifra aumenta di molto considerati i finanziamenti degli enti locali. Nella Francia laica e secolarizzata,secondo i dati OCSE del 2014, la differenza tra la spesa per uno studente delle scuole paritarie e uno che frequenta le scuole statali è di soli 3.824 euro, mentre in Italia è di 6.769 (a vantaggio delle scuole statali).

Gli scarsi finanziamenti, unitamente alla crisi economica delle famiglie, hanno provocato nel corso degli anni un calo delle iscrizioni alle scuole pubbliche paritarie, che sono passate dall’11,85 per cento nell’anno scolastico 2010-2011 al 10,64 per cento dell’anno 2015-2016. C’è un dato, però, che testimonia la fiducia che molte famiglie ripongono nelle scuole pubbliche nonstatali: la crescita degli studenti con bisogni particolari, comestranieri e disabili. I ragazzi disabili iscritti sono passati dagli 11.547 dell’anno scolastico 2010-11 ai 12.211 dell’anno scolastico 2014-15, mentre gli stranieri sono passati da 45.069 a 60.017. Come abbiamo visto il 93,8 per cento degli alunni, dalle scuole primarie a quelle di secondo grado, frequentano scuole pubblichestatali. Garantiscono qualità? No, dal momento che l’Italia è agli ultimi posti nella gran parte dei punteggi delle edizioni 2015 dei test OCSE che servono per verificare le competenze degli studentinell’ambito scientifico. Siamo quart’ultimi nella capacità di lettura, siamo quintultimi in matematica. Siamo davanti solo alla Spagna, tra i grandi Paesi europei. Nella laicissima Francia lo Stato paga gli insegnanti delle scuole paritarie e le rate sonobassissime: il 32 per cento degli studenti frequenta scuole paritarie e nei test OCSE la Francia ci batte abbondantemente.

Quanto precede è ben noto al prof. Bussetti, che in molteplici occasioni ha condiviso la soluzione: un modo per sostenere economicamente l’educazione di tutti gli studenti – sia che frequentino scuole pubbliche statali, sia scuole pubbliche paritarie– facendo nel contempo risparmiare risorse allo Stato, c’è. Consiste nell’applicazione del costo standard di sostenibilità per allievo, ugualmente a tutte le scuole pubbliche, paritarie e statali. Immaginando che in ogni classe ci siano 25 studenti si ottengono questi risultati: ad esempio nella scuola dell’infanziaogni alunno costerebbe 4.570 euro, se in quella stessa classe ci fosse un alunno disabile la cifra salirebbe a 5.360 euro. Applicando questi costi standard a ogni alunno di ogni scuolapubblica paritaria o pubblica statale, questo costerebbe 5 mila 441 euro per un costo statale di 47,1 miliardi (cioè ben 2,8 miliardi in meno di oggi). È possibile perciò far risparmiare soldi allo Stato e garantire il diritto fondamentale all’istruzione senza discriminazioni economiche, restituendo alla famiglia laresponsabilità educativa in una piena libertà di scelta nell’ambito del Servizio Nazionale di Istruzione; è possibile grazie a un pluralismo educativo in cui lo Stato garantisce pari risorse a tuttele scuole pubbliche, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’istruzione italiana, portandola allo stesso livello degli altri Paesi europei.

Alcuni Paesi del nord Europa vedono una stragrande maggioranza di istituti paritari (se non quasi la totalità) finanziati dallo Stato, a tutela delle esigenze educative del singolo allievo. Tutto ciò è stato ben chiaro fino ad oggi, al prof. Bussetti. Dunque, se è statoapplicato, per quanto in modo imperfetto, il sistema del costo standard per persona alla sanità, non si comprende perché non sarebbe possibile con la scuola. Se il cittadino è libero di far operare il proprio figlio al S. Raffaele, non è è chiaro perché non dovrebbe essere libero di farlo studiare in una scuola pubblica paritaria. Una via d’uscita possibile viene dalla ridiscussione del rapporto fra Stato ed Enti locali avviato dai due referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto.

In poche parole, i convegni e le conferenze a cui il neo ministro Bussetti ha partecipato e di cui ha condiviso i ragionamenti a favore della libertà di scelta, l’hanno certamente convinto a ricercare un criterio di razionalizzazione che tiene conto delle esigenze di ciascun istituto scolastico in rapporto alle persone e al territorio; è l’unica strada per una riforma del sistema scolastico compiuta e di successo, a vantaggio in primis deglistudenti, ma anche degli insegnanti. Su tutto questo occorre riflettere e agire di conseguenza. Certezza assoluta che questa riflessione e questa azione ci saranno.

Anna Monia Alfieri (esperta di politiche scolastiche)