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Il giro dei supplenti che non fa bene agli alunni, Benvenuti: “riconoscere ruolo dei professori e migliorare la retribuzione”

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Ogni anno è sempre la stessa storia, inizia il valzer dei docenti e a rimetterci sono sempre gli studenti, soprattutto quando si parla di materie stem. A ribadirlo è la professoressa Silvia Benvenuti, che insegna didattica della matematica all’Alma Mater. Intervistata da Repubblica, la docente ha spiegato cosa succede agli studenti quando si cambia insegnante ripetutamente.

Benvenuti afferma: “Mancano insegnanti di matematica e fisica perché c’è un probema di accesso causato dalla complessità del sistema, dai concorsi alle regole di ingresso che cambiano continuamente. L’ultima, lo scorso 31 luglio, che ha portato i crediti universitari necessari per l’insegnamento da 24 a 60. Non discuto la riforma in sé, ma le modalità sono sottoposte a rivoluzioni costanti. Le procedure di selezione del futuro corpo docente sono state una vera schizofrenia, ogni governo ne ha pensata una diversa. Lo stesso vale per i concorsi. Nell’ultima prova è stato vietato ai partecipanti l’uso di carta e penna. Calcoli che a mente io non so fare. Anche i più appassionati si demotivano e siccome fisici e laureati il lavoro lo trovano altrove, finendo per guadagnare di più, la scuola viene disertata”.

E ovviamente le conseguenze ricadono sugli studenti: “Mancando gli insegnanti di materie scientifiche, si finisce per precarizzare quei posti, perdendo la continuità didattica, che se è importante in tutte le materie, per la matematica lo è di più. Non lo dico solo io, è scritto nero su bianco nelle indicazioni ministeriali: “La costruzione del pensiero matematico è un processo lungo e progressivo nel quale concetti, abilità, competenze e atteggiamenti vengono ritrovati, intrecciati, consolidati e sviluppati a più riprese”. È un processo graduale, che se il docente cambia ogni anno è difficile vada a buon fine. Ma fino a quando la retribuzione non migliorerà e non si torna a riconoscere il ruolo sociale dei prof è difficile che la situazione cambi”.

Inoltre, la professoressa dà un suo punto di vista sul perché l’Italia sia indietro nell’insegnamento delle materie Stem: “discontinuità nelle aule e un ricambio continuo dei docenti, porta anche a far sì che alle medie spesso insegnino laureati in biologia, che non hanno la stessa preparazione. Poi c’è il tema, forse ancora più significativo, della scuola primaria, che è dove si comincia e benché gli assunti siano semplici si avviano non solo le basi ma pure il metodo e la passione. Se quest’ultima si perde subito è difficile recuperarla. Solo che, da quello che ho toccato con mano, nei miei corsi a Scienza della formazione, su un campione di 600 studenti in cinque anni, si tratta di persone che spesso hanno passato la vita a cercare di evitare la matematica. A cui per altro è destinato un numero di ore di insegnamento di didattica della stessa esiguo, circa 120 ore. Sono studenti molto preparati pedagogicamente, ma meno sui contenuti. Alcuni sono terrorizzati all’idea di dover insegnare la matematica. È chiaro che si tratta di un presupposto drammatico, con conseguenze sotto gli occhi di tutti. In questo la Dad ha scoperchiato il vaso”.