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Il grido d’allarme s’alza da tutti i licei musicali d’Italia. Sordi i sindacati

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Perché un professore che da anni lavora nei licei coreutici  e musicali, e che addirittura ha contribuito a crearli, oggi viene sostituito da persone che non sanno niente di come funzionano queste scuole o nel peggiore dei casi non hanno mai in assoluto insegnato in queste scuole?

Questa la domanda che gli studenti di strumento musicali hanno posto a dei politici e sindacalisti che hanno invitato a una assemblea presso il liceo “Bertolucci” di Parma. Ma la stessa domanda parte anche dai ragazzi di tutti i licei musicali d’Italia, dirigenti compresi: perché? Perché sono stati  assunti insegnanti di ruolo alle Medie di ruolo e oggi si inventa un altro concorso che cambia ancora le normative, e quindi farà cambiare i professori?

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Nel corso di questo quinquennio infatti i docenti chiamati a insegnare strumento, mancando una specifica abilitazione, furono presi dai ruoli della scuola media e utilizzati nelle superiori in attesa che si definissero tutte le nuove abilitazioni. Senonché, all’uscita del bando di concorso, si scopre che proprio questi prof, utilizzati per sei anni e con un carico di esperienza didattica notevole, non solo non possono partecipare al nuovo concorso, ma non si possono neanche confermare nei licei perché già di ruolo nella media. In pratica, con un colpo solo, sono state loro chiuse tutte le possibilità per rimane al loro posto che di conseguenza verrebbe assegnato a docenti del tutto nuovi, mandando perfino al macero la continuità didattica. Ma c’è pure un altro vulnus rappresentato dal fatto che questi docenti utilizzati finora sono pure in possesso di quel “tirocinio formativo attivo” (Tfa) richiesto per partecipare a qualsiasi concorso, per cui sarebbe errore gravissimo penalizzarli, considerato pure che per sei anni hanno mandato avanti la baracca e che senza di loro questa del tutto nuova offerta formativa non avrebbe avuto corpo e sostanza. Invece di premiarli si puniscono?

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Ma un’altra singolarità deriva dal silenzio dei sindacati che, sempre pronti a dare battaglia, questa volta invece nicchiano, tanto che, le solite male lingue, lo giudicano una sorta di acquartieramento tattico per capire chi bisogna appoggiare: i nuovi, ai quali sta bene avere più posti disponibili, o i vecchi che sono stati però defraudati di un diritto?

Il nostro è un paese nel quale per ottenere un diritto perfino elementare occorre salire sulle gru per l’edilizia, legarsi ai cornicioni, bloccare le strade, fare scioperi della fame, manifestare con violenza. Immaginando forse che i prof musicisti e i loro alunni amano accompagnarsi con l’arte e non con le proteste solenni, il ministero ha fatto il solito pateracchio, mentre  i sindacati, con l’elenco degli iscritti alla mano, hanno capito che è meglio stare zitti.