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Il ministro Profumo esalta subito la scuola pubblica. I sindacati apprezzano

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Io credo che la scuola sia la scuola, ma certamente quella pubblica in Italia è molto importante“. Se il buongiorno si vede dal mattino, le parole pronunciate ai cronisti da Francesco Profumo, nel giorno del suo insediamento al Dicastero di viale Trastevere, dopo aver giurato davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gonfiano il cuore di speranza ai tanti fautori della scuola pubblica.
Visibilmente emozionato, Profumo ha spiegato quelle che saranno le sue prime mosse. Anzitutto “comincerò dalle cose che conosco meglio – ha tenuto a dire – ovvero l’università e la ricerca. Dovrò invece studiare ancora un po’ sulla parte scuola perché sono meno esperto: ad ogni modo ci proverò“. Dunque il neo ministro inizierà ascoltando “studenti e ricercatori per fargli domande e sapere quali sono le loro aspirazioni. Hanno bisogno di capire cosa succederà nel prossimo futuro“.
Sono felice è un impegno molto interessante, molto difficile e molto complicato“, ha aggiunto. Prima di concludere: “Sono onorato dell`incarico conferitomi, che vado ad assumere con umiltà e spirito di servizio. Istruzione, università e ricerca sono i cardini per garantire al Paese un futuro più solido e maggiori opportunità per i nostri giovani. Cercherò di mettere a frutto le mie esperienze maturate con studenti e ricercatori al Politecnico e ora al Cnr“.
L’approdo di Profumo al Miur ha sinora prodotto un coro unanime di approvazione. Ad iniziare dall’“inquilino” uscente: secondo Mariastella Gelminisi tratta di una personalità di grande rilievo che ho imparato a conoscere ed apprezzare prima nel ruolo di Rettore del Politecnico di Torino e poi di Presidente del Cnr (da agosto scorso ndr). Grazie alla sua esperienza e allo spirito innovatore che lo contraddistingue, sono convinta che riuscirà a dare rinnovato impulso al mondo della scuola, dell’università e della ricerca, facendo di questi settori il volano per la crescita del Paese”.
Dai sindacati stessa approvazione. Ma anche una richiesta: quella di voltare pagina e tornare ad investire sull’istruzione. Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, apprezza “la scelta di una personalità di alto profilo alla quale chiediamo di aprire il più presto possibile un confronto con i sindacati perchè tante sono le emergenze e i problemi aperti che attendono soluzioni. C’è bisogno di una svolta nelle politiche scolastiche; l’istruzione e la formazione – ha concluso Scrima – devono essere ambito su cui investire e non terreno per indiscriminate economie”.
Per Massimo Di Menna, segretario generale Uil Scuola, “bisognerà operare tenendo in considerazione la specificità della scuola. Determinante sarà il coinvolgimento degli insegnanti e del personale nei processi di modernizzazione. A tal fine riteniamo necessarie sedi ed occasioni di confronto perché c’è grande bisogno di coesione politica e sociale”, ha concluso il leader della Uil Scuola.
Il più attendista, assieme agli studenti, è Mimmo Pantaleo, a capo della Flc-Cgil, proveniente da anni di forte disaccordo con il Miur: Pantaleo prima dice che attende “il programma per una valutazione sul merito delle scelte che concretamente il neoministro intende attuare”, per poi specificare che bisogna tornare all’ampia “partecipazione di tutti i soggetti della rappresentanza alle decisioni, cancellando l’autoritarismo del Governo Berlusconi. Bisogna ripartire – ha concluso il sindacalista della Cgil – dal valore del lavoro per costruire il futuro dei settori dell’istruzione e della ricerca. Occorre invertire la tendenza alla privatizzazione perché il sapere è un bene comune”.
Abbastanza freddo anche il commento di Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Cultura del Senato: sul neo ministro Profumo “valuteremo i fatti – ha affermato il senatore – : sul tavolo c’è il nostro progetto di riforma del reclutamento degli insegnanti su base meritocratica, che ha già la disponibilità di molte delle parti interessate. Inoltre – ha sottolineato il leghista – sono ancora da definire alcuni importanti decreti attuativi della riforma universitaria: dai costi standard alla rideterminazione del numero chiuso delle facoltà di medicina e chirurgia in rapporto alle esigenze del territorio“.