Home Attualità Il Sisa saluta il nuovo Presidente

Il Sisa saluta il nuovo Presidente

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Mutano i tempi e muta la vita, ma qualcosa resta inalterato il complesso di valori che danno senso alla vita, la dignità della persona, il bene comune, il rispetto degli altri, la responsabilità verso coloro con cui viviamo lo stesso tempo. La cultura aiuta a individuare questi valori. La libertà e la verità ci faranno liberi. Sono richiami attuali, il bombardamento commercializzato di modelli di vita a cui siamo sottoposti mi pare abbia agevolato il pericolo dell’abbassamento dei valori di riferimento. La cultura è un antidoto al passivo conformismo a questi modelli commerciali”.

Sergio Mattarella

 

 

A Sergio Mattarella, persona discreta e perbene, è legato il ricordo del mio ultimo anno alle superiori, il 1989-90, e dell’esame di stato, da me sostenuto quell’estate con una commissione raffazzonata per troppe rinunce dovute al mondiale italiano, maldestramente perso dagli azzurri di Vicini in semifinale contro Maradona, nella notte in cui si spense la stella effimera di Schillaci.

Sergio Mattarella è stato, solo in quell’anno scolastico, ministro dell’istruzione, prima che la sinistra democristiana, di cui faceva parte, si chiamasse fuori dalla collaborazione con uno degli ultimi funestissimi governi Andreotti, in cui il malaffare tangentaro e le commistioni con le mafie erano pratica quotidiana. Mattarella e gli altri della sinistra DC, tra cui Mino Martinazzoli, lasciarono infatti il governo a fine luglio ’90 contro la legge Mammì scandalosamente favorevole alle televisioni berlusconiane e volta a danneggiare il servizio pubblico. Era il tempo grigio del CAF, l’alleanza tra Craxi, Andreotti e Forlani, a cui, dall’interno, la sinistra democristiana cercava con qualche difficoltà e qualche imbarazzo, data la contiguità nello stesso partito, di porre argine alle derive che avrebbe travolto la prima Repubblica. Mattarella tuttavia si è sempre distinto per la nettezza delle sue posizioni, anche in ragione del fratello ucciso dalla mafia, contro la quale agiva allora con slancio ed entusiasmo il suo compagno di partito e sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

È un tempo lontano un quarto di secolo. È stato un tempo di grandi illusioni e disillusioni. Le speranze di un mondo di pace, di una gorbacioviana casa comune europea, tutte speranze travolte dalla fine del campo socialista, dall’aggressività liberista, dalla volontà brutalmente egemonica statunitense.

In autunno, nel settembre 1989, il mondo, pur tra mille scricchiolii, era ancora quello del 1945. A luglio era tutto un altro. Tutto in un anno scolastico. Nascevano nuove nazioni sul Baltico, altre prendevano strade diverse, penso all’Ungheria, da socialista a capitalista. A Berlino cadeva il muro e finiva la DDR. La Jugoslavia si avviava alla guerra. Bush padre infuocava l’estate con la volontà di scatenare la prima guerra del golfo, che sarebbe arrivata tragicamente nel gennaio 1991.

Sergio Mattarella, dopo una stagionale per la scuola conflittuale, dopo la rigidità del ministro Galloni e la risposta del movimento dei lavoratori della scuola con la nascita del mondo dei comitati di base, ha agito con saggezza, tanto verso gli studenti, quanto verso i docenti e gli ATA, moltiplicando il dialogo e riconoscendo diritti.

È sua la firma apposta all’indizione del primo concorso da me vinto, quello magistrale, a cui mi sono iscritto nel settembre 1990, diventando allora, per una breve stagione, docente precario, perché così era allora, nello stesso tempo in cui ero studente universitario.

Quando nel ’94 purtroppo Rocco Buttiglione prevalse nella segreteria del partito popolare italiano, buttandolo, seppur brevemente, tra le braccia di Berlusconi e dei neofascisti di Fini, il mite Sergio Mattarella e Rosy Bindi abbandonarono la sala gridando: “fascisti”. È bello sapere di avere un presidente della Repubblica antifascista, a pochi giorni dalle celebrazioni della Liberazione d’Italia e d’Europa dalla barbarie nazifascista, che il SISA celebrerà a Milano il 25 aprile, a Trieste il 1° maggio e a Berlino il 9 maggio.

Come SISA ci auguriamo che l’equilibrio manifestato ai tempi del suo incarico di ministro dell’istruzione, allora ancora pubblica, da parte di Sergio Mattarella possa contraddistinguerlo anche nel suo ruolo istituzionale, con la speranza che tenga presente l’importanza dell’ascolto e del dialogo, così come auspichiamo che le ragioni dei cittadini e non dei poteri forti possano diventare l’orizzonte quirinalizio, dopo che per quasi un decennio il suo predecessore, a nostro giudizio tra i peggiori presidenti repubblicani, ha esercitato un potere di indirizzo funzionale alle logiche mercatiste della peggiore tecnocrazia europea e bancaria.

Presidente Sergio Mattarella, buon lavoro.

 

Davide Rossi