Pronta la risposta di Donazzan: l’assessore è convinto che la una serie riflessione sui temi biblici, da parte dei bambini in età scolare, possa essere utile per comprendere “i grandi temi di attualità” che coinvolgono il consesso sociale. Secondo Donazzan, inoltre, il libro più importante per i credenti nel cristianesimo si innerva nelle “radici culturali delle nostre comunità” per arrivare “alla centralità della persona ed ai principi fondativi del nostro vivere comune, laico prima ancora che religioso”. L’assessore ricorda anche come la Bibbia, “oltre ad essere il testo religioso più diffuso al mondo, rappresenta per tutti noi un riferimento indispensabile . E’ il riconoscimento, senza pregiudizi ideologici che il nostro stesso vivere civile, il nostro diritto, la nostra morale, i nostri costumi sono intrisi di principi derivanti dal cristianesimo ed è il comprendere che il nostro patrimonio storico-artistico, la nostra letteratura, le nostre città – ha concluso – sono ‘immerse’ nella cristianità”.
A livello nazionale è comunque molto difficile che l’iniziativa possa avere un seguito. È più probabile, piuttosto, vederla sui banchi in versione laica: in questa direzione lo scorso anno, a maggio, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa, tra il ministero dell’Istruzione e l’associazione culturale ‘Biblia’, proprio per dare spazio in chiave laica al più importante testo della religione cattolica attraverso attività integrative alla didattica. Una soluzione, tra l’altro, che troverebbe i favori da parte di cittadini dalla estrazione culturale, politica e religiosa più disparata, tra cui anche ebrei e atei.