Home Politica scolastica L’insegnante, professione di ripiego, mortificata intellettualmente?

L’insegnante, professione di ripiego, mortificata intellettualmente?

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Iniziamo con il direttore di un giornale on line che così risponde ad una lettera di un insegnante: “Fare l’insegnante non è un lavoro come un altro. Qualcuno potrebbe definirla una missione: forse è un po’ troppo ma ci avviciniamo a quel concetto.

Trasmettere le conoscenze e il sapere ai bambini è una cosa dal valore difficilmente quantificabile e proprio per questo un insegnante che diventa tale per… ripiego difficilmente potrà essere un buon insegnante.

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E’ anche vero che la politica in questi decenni ha svilito questo ruolo non riconoscendo — e non solo dal punto di vista economico — la sua centralità nel sistema scolastico “. Continuiamo riportando lo stralcio di un documento elaborato dal movimento della scuola in cui si scrive: “Nel corso degli ultimi vent’anni è affiorato spesso il tema della “professionalizzazione” dell’insegnamento. L’attenzione si è rivolta soprattutto agli aspetti psico-pedagogici e didattici, in una prospettiva che è stata perlopiù di acquisizione di un bagaglio tecnico e operativo. L’insegnante come operatore socio-didattico ha visto così mortificata la matrice intellettuale e culturale della professione.

La passione per la conoscenza, la curiosità intellettuale, il piacere dell’approfondimento riflessivo e del dibattito scientifico sono in realtà delle condizioni essenziali dell’insegnamento. Se il maestro se ne allontana smarrisce la propria identità. Da tempo assistiamo invece al tentativo di ridefinire la professione in termini di funzionario didattico e di “mansionario tecnicistico”. In un’ottica prevalentemente amministrativa, scarsa o nulla attenzione è rivolta alla dimensione libera del lavoro intellettuale”