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Io non sarò il vostro futuro se la scuola non torna al centro!

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In tempi di crisi è bene porsi alcune domande sul Futuro. Specie per quei giovani studenti che, come me, si trovano a rinunciare di fatto ad una  “natura sociale” della Scuola, sostituita, per necessità, con una “natura virtuale”. Tale natura provoca, per caratteristiche, molta più solitudine, molti più spazi di riflessione, molti più quesiti.

Soprattutto, tra una video-lezione ed una video-correzione di compiti, ci si interroga sulle trasformazioni che sono avvenute nel sistema scolastico e su quelle che verranno prodotte da questo evento drammatico.

Inevitabilmente però ci soffermiamo anche su quali sono le finalità a cui la Scuola deve tendere, ovvero l’educazione e la formazione (in quest’ordine) dello Studente.

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Sorge a tal proposito una domanda: ci siamo avvicinati a questo obiettivo negli ultimi anni? O meglio, qualcuno ha guidato la Scuola verso il suo Fine, evitando che si arenasse nelle secche dell’aziendalizzazione e conducendola lontano dai gorghi dell’interesse del Danaro? Chiaramente no, la risposta risiede nei fatti. E a chi spetta e spettava l’onore di timoniere e capitano di questo meraviglioso veliero? Anche qui, la risposta è semplice. Alla Politica, di qualunque colore, partito o fazione.

Si deduce così che alla Politica, intesa come oligarchica organizzazione “sovrapopolare”, non interessi la crescita dei ragazzi, la loro maturazione, i disagi o le follie di una vita giovanile, la vita emotiva che si agita in ciascun adolescente e bambino. A loro interessa il numero. La valutazione. La classifica che viene stilata nei palazzoni europei, in cui si decidono stanziamenti di danaro in base a tali statistiche.

Per la Politica la Scuola non è importante, malgrado le parole di grande sfarzo che vengono talvolta pronunziate. L’istruzione non è, per tutti i burocrati-politici, il luogo della frequentazione dinamica, emotiva e corale, il luogo di apprendimento, prima di tutto sul significato di essere Uomo, Cittadino, Individualità, con necessità, desideri, sogni, morale, sistemi di comportamento, visioni e interpretazioni differenti dagli altri soggetti.

Nessuno ci insegna cosa vuol dire essere noi stessi, per davvero, senza freni che ci impediscano di esprimere il nostro Essere.
Se la Politica avesse a cuore la Scuola  investirebbe non il doppio, non il triplo, non il quadruplo, bensì venti o trenta volte tanto. Preparerebbe il corpo insegnanti, le maestre, i professori e i docenti universitari, in maniera rigorosa e serissima, in base ad attributi della personalità, alla preparazione, alla vocazione, verificando i meriti effettivi, e non  quelli supposti, delle suddette figure.

Ed esse dovrebbero essere in grado di creare Persone-Soggetto, non una massa di numeri quali sono adesso gli studenti, spesso non seguiti e additati come dei soggetti dai cui comportamenti guardarsi (vi siete mai chiesti come mai la separazione dei banchi, l’impossibilità di esprimere i propri dubbi, o le proprie divergenze, con molti docenti, gli immediati sospetti in caso di assenza, le note spesso assegnate a seguito di battute o di commenti o di considerazioni goliardiche ma non offensive o gravi, come se fossimo degli essere da rieducare, da controllare e da punire).

La ricerca poi costante del “voto”, visto come unico metodo di valutazione dello studente, con relativi commenti e pregiudizi, quasi che egli fosse quel numero, con il risultato di provocare una depressione, spesso celata, in ogni studente.

Insomma, se la Scuola fosse importante per la Politica istituirebbe delle selezioni rigidissime per i docenti, aumenterebbe loro i salari, investirebbe sulla crescita e sulla valutazione della persona, abolendo le “prove nazionali”, come le Invalsi, considerate spesso uno strumento di valutazione della scuola in questione e degli studenti della stessa, che vengo in base ad esse giudicati (come se ovunque ci fosse il medesimo metodo, come se non ci fossero differenze tra istituto ed istituto, professori e professori, alunni e alunni, come se l’importante fosse solo il rendimento e non l’insieme di tutti i fattori di cui la Scuola dovrebbe farsi carico, su tutti l’Individuo).

Se la Politica fosse meno ancorata agli interessi dei Soliti Noti (UE, imprese multinazionali, banche,…) aumenterebbe esponenzialmente il finanziamento alla ricerca, metterebbe da parte i “programmi ministeriali” così come fatti finora, per riproporne di nuovi, legati ai tempi della persona e ai tempi dell’insegnamento (pensate ai vari programmi d’indirizzo, condensati in così poche ore che spesso si è costretti a saltare delle parti importanti ed interessanti, per esigenze dettate dai sopracitati dettami).

Insomma, se veramente la Politica si sentisse responsabile del “domani” rimetterebbe al centro della Scuola l’alunno come Persona (come Individuo, e non come Numero o Automa) e l’Insegnamento, non solo come trasmissione di Conoscenza, ma anche e soprattutto come Educazione.

Perché è solo grazie a questo connubio che potremo veramente diventare il Futuro, il vostro Futuro, e non solo delle copie del Presente.

 

Enrico Bellon – studente di Vicenza

Preparazione concorso ordinario inglese