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Istat: a tre anni dal diploma solo il 30% studia e buone prospettiva per chi ha fatto l’industriale

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A tre anni dal diploma sembrerebbe in calo la voglia di studiare, ma anche le possibilità di trovare lavoro non sarebbero splendide. In base ad uno studio dell’Istat, realizzato nel 2007 sui ragazzi che hanno conseguito il titolo nel 2004, solo il 29,9% è iscritto ad un corso universitario, mentre il 67,4% è collocato nel mondo del lavoro: di questa fetta però il 14,8% risulta ancora in cerca di un’occupazione (contro una percentuale assoluta nazionale sotto il 9%).
Quel che deve preoccupare di più chi è in cerca di un’occupazione è tuttavia il forte dislivello Nord-Sud: nel Mezzogiorno la quota di diplomati in cerca di un’occupazione è in media del 21,5% (con punte del 24,7% in Sardegna, del 23,7 in Basilicata e del 23,4 in Calabria). Mentre al Nord la percentuale di diplomati in cerca di lavoro si ferma al 7,9%, con valori inferiori al 6% in Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta.
Attraverso l’indagine “I diplomati e il lavoro 2007” si è anche scoperto che le Regioni che si contraddistinguono per i tassi di occupazione giovanile più elevati sono la Lombardia (65,1%), il Veneto (63,4%) e il Piemonte (61,5%). Al contrario, la Basilicata (35,6%), il Molise (37,1%) e la Calabria (37,4%) sono quelle con i livelli più bassi di occupazione (oltre 15 punti percentuali inferiori alla media nazionale).
Ma anche i giovani chi hanno trovato lavoro al Sud si troverebbero in una posizione sfavorevole: sempre secondo l’Istat le loro buste paga sarebbero più leggere rispetto a quelle dei ‘colleghi’ del Nord. In particolare è lo stipendio delle giovani neo-diplomate a far rilevare il maggiore scarto. I diplomati del 2004 che nel 2007 svolgono un lavoro continuativo a tempo pieno, iniziato dopo il diploma, guadagnano in media 1.045 euro al mese. Ma se al Centro e nel Mezzogiorno infatti si percepisce poco meno di 1.030 euro, nel Nord il guadagno medio sale a 1.068 euro al mese.
Lo “scarto” della retribuzione media mensile tra Nord e Mezzogiorno risulta inferiore per gli uomini (solo 37 euro), ma “particolarmente elevato” per le donne, per le quali raggiunge i 133 euro.
Le retribuzioni presentano, inoltre, delle differenze a seconda del tipo di lavoro svolto: i diplomati con i guadagni più alti sono quelli che svolgono un lavoro autonomo, con 1.346 euro mensili, mentre i dipendenti ricevono una retribuzione media di 1.012 euro, ed i lavoratori a progetto 960 euro.
Molto spiccate non sono risultate solo le differenze territoriali, ma anche quelle di genere: le ragazze risultano meno frequentemente occupate (con il 45,3% rispetto al 60% dei ragazzi), più spesso alla ricerca di un lavoro (16,9% contro il 12,7%) ed impegnate maggiormente negli studi universitari (34,7% a fronte del 25% dei maschi). La prosecuzione degli studi universitari vede la preminenza delle donne anche quando già lavorano (14,8% rispetto all’11,7% dei maschi) o sono alla ricerca di una occupazione (rispettivamente 9,5% e 6,5%).
L’impressione è che per molte ragazze la scelta di proseguire gli studi sia più dettata da esigenze pratiche che da una decisione personale: “Se in alcune regioni i valori minimi della quota di occupati riflettono una maggiore tendenza a dedicarsi esclusivamente allo studio – sostengono anche dall’Istat – nella maggior parte sembrerebbero dipendere da effettive difficoltà d’inserimento lavorativo“.
Un capitolo a parte è stato riservato dall’istituto di statistica alla possibilità di trovare lavoro sulla base del diploma conseguito: gli istituti tecnici, ma ancor di più i professionali, offrirebbero un buon inserimento sia in termini di occupazione che di retribuzione. Secondo l’Istat i diplomati provenienti dai tecnici guadagnano 1.084 euro: 170 e 111 euro in più rispetto a quanti hanno conseguito, rispettivamente, un titolo d’istruzione magistrale o artistica.
La quota di occupati è molto alta – spiegano i ricercatori dell’Istat – tra chi ha seguito percorsi di tipo professionalizzante, mentre è decisamente inferiore per chi ha intrapreso gli studi liceali. (…). Il 75,5% di chi ha studiato in un istituto professionale e il 62,7% di chi proviene da un istituto tecnico è, infatti, occupato“. Il top dell’occupazione si è raggiunto tra coloro che hanno intrapreso un indirizzo industriale: il 65,1% chi ha frequentato gli istituti tecnici e addirittura l’81,2% i professionali. Peccato che da qualche anno i licei fanno il pieno di iscrizioni, tanto che alcuni istituti non sanno più dove mettere gli studenti. Una “moda” che forse è alla base del malcontento di quattro studenti su dieci che giudicano insoddisfacente quanto appreso in cinque anni di studi.