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L’Europa colpita al cuore, ma è vietato rassegnarsi

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Vietato rassegnarsi. Non c’è alternativa alla speranza di creare assieme un mondo migliore, dove pace e giustizia possano essere sempre rintracciate tra di noi, nonostante le mille difficoltà e le troppe contraddizioni.

I fatti di Parigi, ancora una volta, hanno rinnovato in Europa lesperienza della barbarie. Perché hanno colpito il cuore, direi il principio-base, della nostra cultura occidentale: il valore delle persone in quanto persone.

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Cosa dice questo principio-base: che tutte le persone, al di là di convinzioni, colore della pelle, tradizioni, nazionalità, contesti sociali sono la fonte del diritto. Nel senso che le persone non hanno, ma sono il diritto. La fonte del diritto non sono cioè gli Stati, le costituzioni, i clan, le consuetudini, ma le persone.

A Parigi, come in altri episodi drammatici (penso qui alle continue stragi in Siria ed in medio-oriente, oltre all’abbattimento dell’aereo russo in Egitto), i terroristi hanno colpito donne e uomini nei loro momenti di vita quotidiana. In particolare, a Parigi, hanno colpito la scelta, di queste persone, di vivere momenti di pace e bellezza.

Non è in atto uno “scontro di civiltà”, ma il tentativo, da parte di questi fondamentalisti, di negare l’idea di tolleranza, di rispetto reciproco, di ricerca di una corretta convivenza, nonostante le tante difficoltà che conosciamo. In nome di che cosa? Di una lettura fondamentalista del loro credo religioso.

Dovremmo tutti imparare, dalla storia della cultura umana, che, al di là delle fedi personali, religiose e civili, non ci sono più civiltà, al mondo, ma solo comunità di persone che vivono secondo libere scelte.

Tutti cioè facciamo parte dell’unica civiltà umana: persone di tutte le convinzioni, fedi, tradizioni di vita. Come ha ripetuto Papa Francesco: in nome di Dio si non può mai giustificare alcuna violenza, qualsiasi disprezzo di qualsiasi essere umano. La storia d’Europa ci ha insegnato tante cose, proprio in questi termini. Quanti secoli per imparare il reciproco rispetto?

La cosa che mi ha colpito, che continua a colpirmi, è vedere giovani che sacrificano la loro vita in nome di una illusione, di una convinzione sbagliata, di una lucida follia. Perché negano, col loro comportamento, il loro essere, il loro essere persone.

Ogni tanto dovremmo ricordare l’indicazione di I.Kant, sulla persona come fine e mai come mezzo, e sull’intelligenza umana come comune a accomunante stella polare di fronte alle mille complessità della vita: “abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”. E l’intelligenza non chiude, ma apre alle mille relazioni, al riconoscimento, secondo rispetto e reciprocità, di tutti, al di là di tutte le differenze.

Come affrontare, ad esempio, i conflitti, le contraddizioni, le complessità, di cui tutti abbiamo esperienza ogni giorno ? Solo con l’uso della parola, secondo intelligenza. E questo uso bisogna impararlo, non è immediato. Ecco il senso ed il valore del nostro lavoro quotidiano a scuola.

Che cosa posso suggerire a ciascuno di voi? Di studiare, di leggere, di non temere il dialogo ed il confronto. Imparate parole e concetti, di tutte le lingue, di tutte le latitudini. “Non abbiate paura”. Ed adottiamo questa sana pratica di vita: impariamo, di tanto in tanto, a metterci dal punto di vista degli altri. Chi ha paura del dialogo e del confronto? Chi non è in pace con se stesso. Chi si nasconde, e nasconde la propria libertà che si fa responsabilità, dietro a presunte sicurezze o certezze di vita. Coltiviamo invece la sana inquietudine.

Capirsi non è facile, lo sappiamo. Ma la nostra avventura di vita ci dice che è in questi tentativi che si realizza la nostra vita. Siate pazienti, coltivati anche i dettagli dei rapporti umani, e scoprirete i mille rigagnoli dell’umana felicità.

E’ un cammino non breve, ma entusiasmante. Vi auguro di sperimentarlo, ovviamente mai da soli.

Il modo migliore per rispondere alla barbarie.