Home Personale La mensa a scuola se la pagano le maestre oppure sborsa il...

La mensa a scuola se la pagano le maestre oppure sborsa il Mi: la sentenza

CONDIVIDI
  • Credion

La Corte d’Appello di Venezia, accogliendo il ricorso presentato dal sindaco di Quarto d’Altino, ha stabilito che non spetta al Comune pagare il “secondo” alle maestre nella mensa scolastica. 

Ma non solo. Ha pure deciso che coloro, docenti e personale, i quali hanno usufruito del pranzo completo alla mensa devono rimborsare allo stesso ente locale di quanto ha già versato. 

Icotea

Insomma, il sindaco di Quarto d’Altino, in provincia di Venezia, pur dichiarando la sua stima per gli insegnanti, non vuole più pagare l’intero pasto perché spetta al datore di lavoro e “non ai cittadini di Quarto d’Altino”.

La notizia è riportata dal Corriere della sera che specifica pure quanto il ministero ha chiarito e cioè che «usufruisce della refezione scolastica, a titolo gratuito, anche il personale docente e non docente in servizio al momento della somministrazione del pasto» e per tale motivo fornisce ai comuni un contributo il quale però, sostiene il sindaco, non copre l’intero pasto e cioè primo e secondo, ma solamente una delle due portate. 

Dunque il problema riguarda la gratuità o del primo o del secondo e gli insegnanti, quando accompagnano i ragazzi alla mesa, devono scegliere per non pagare.

Il costo del secondo piatto, come ha fatto sapere il Comune, è pari a 1.63 euro a persona e per la Corte d’Appello appare evidente che «non esiste, pacificamente, alcuna fonte normativa o pattizia che specifichi il diritto in esame, ovverossia cosa deve comprendere il pasto gratuito» 

I giudici inoltre fanno sapere, in merito alla quantità di cibo a disposizione del personale scolastico, che «la destinazione al servizio mensa dei docenti di un importo tale da consentire l’erogazione anche della seconda portata sia una questione demandata al piano del riparto dei fondi destinati alla contrattazione collettiva, il merito del quale non è sindacabile in questa sede». 

Anche la mensa dunque, per evitare la scelta nel menù fra primo e secondo,  ricadrebbe all’interno della contrattazione fra sindacati e ministero.