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La metodologia tinkering favorisce l’inclusività

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Le soft skills o anche competenze trasversali sono la somma delle conoscenze, abilità, capacità, qualità personali, atteggiamenti, motivazioni, attitudini utilizzate da una persona in situazioni operative tra loro diverse.

Quindi, possiamo definirle come quelle competenze che ciascun alunno può usare durante la sua vita in ambiti diversi a partire dall’ambiente scolastico fino ad arrivare a quello lavorativo.

Per questo vengono anche chiamate life skills. Ma come può la metodologia tinkering sviluppare le soft skills e in particolare l’inclusività? Collaborare in squadra, lavorare per obiettivi aiuta i ragazzi a comprendersi meglio. Un progetto di coding, robotica o tinkering, se ben sviluppato, favorisce l’inclusività perché ogni studente lavora in base alle proprie capacità.

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In questo modo, nessuno resta escluso dal lavoro e ciascuno di loro si sente parte di una comunità.

Per questo, l’inclusività è legata a doppio filo al lavoro di gruppo ma anche all’empatia. Se si fa parte di un gruppo, si raggiunge l’obiettivo tutti insieme. Ricordiamo che la metodologia tinkering è un approccio alla conoscenza che poi si può tradurre in una metodologia didattica.

Il tinkering si basa sul costruttivismo (Piaget) e sul costruzionismo (Papert) sull’idea che quindi la costruzione del sapere è sempre frutto di una mediazione tra chi impara e l’oggetto della conoscenza; in particolare nel costruzionismo il processo di apprendimento avviene appunto costruendo un oggetto reale (tinkering) o virtuale (coding).

In altre parole il tinkering è un laboratorio, un ambiente, un metodo, un modo di sperimentare la scienza e la tecnologia attraverso attività di costruzione che valorizzano la creatività, l’indagine e l’esplorazione basandosi sulle capacità e le conoscenze di ciascuno. Un approccio che oggi rappresenta la frontiera dei metodi dell’educazione informale.