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La riduzione sperimentale di un anno alle superiori non convince i sindacati

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“La sperimentazione avviata dalla ministra Carrozza, finalizzata a ridurre di un anno la durata del percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado, continua a non convincerci”, inizia la sua requisitoria Domenico Pantaleo, il segretario generale della Flc-Cgil.
Troppo superficiale la proposta, né si avverte invece la volontà di innalzare “l’obbligo scolastico a 18 anni che richiederebbe il rafforzamento e l’innovazione dei cicli scolastici”. Di contro, dice Pantaleo, dopo le sforbiciate gelminiane, ci sarebbe, con la soppressione di un anno, “un ulteriore taglio di 46.000 docenti e alcune migliaia di personale ATA.”
E grave sarebbe ancora per Pantaleo il fatto che, in continuità di intenti con l’ex ministro Profumo, non sia stato richiesto alcun confronto e le decisioni siano state “prese nel chiuso di qualche stanza ministeriale da sparuti gruppi di esperti.”
Invece di finanziare la scuola pubblica, visti i livelli di dispersione e abbandoni con gli allarmi culturali verificati dai dati OCSE PIAAC, si ripropongono politiche di tagli mascherate da riforme.
“Si abbia il coraggio, su temi come questo, di aprire una discussione trasparente che coinvolga tutti: le scuole, le organizzazioni sindacali e le forze politiche, le associazioni professionali e degli studenti.
La politica del fatto compiuto, senza confronto e partecipazione, riteniamo che sia profondamente sbagliata e perdente”.
Dello stesso tenore il comunicato di Francesco Scrima, il segretario della CislScuola: quale valore scientifico può avere una “sperimentazione” di tale natura, circoscritta ad una sola Istituzione Scolastica la cui valenza rappresentativa rispetto all’universo del sistema è sostanzialmente nulla? E inoltre “intervenire sulla struttura e la durata dei percorsi presuppone poi una rimodulazione dei curricoli che non si improvvisa e non può sottrarsi al vaglio di un’accurata e autorevole sede di valutazione. Intervenire sui curricoli, poi, implica un ragionamento sull’insieme dei percorsi dei cicli scolastici, non su un solo segmento.
Intempestivo e inopportuno questo progetto, nè, dice Scrima, si avvertiva “alcun bisogno di segnali che rimettessero la scuola in uno stato di incertezza sui suoi assetti presenti e futuri. Ci sorprende che si sia voluto dare a un discutibile progetto la valenza di un possibile modello da generalizzare. Queste le ragioni che ci lasciano sorpresi e sconcertati, al di là della preoccupazione che ovviamente abbiamo per le possibili ricadute in prospettiva sugli organici e sul personale”.
Tra le trame di questa ulteriore opaca storia, ciò che impensierisce i sindacati e no sono le parole della ministra: ”Se ci fosse stata ai miei tempi mi sarei iscritta in una scuola come questa” (che peraltro hanno fatto seguito ad altre sue dichiarazioni), mentre il reale timore è la perdita di circa 40 mila cattedre e un risparmio di almeno 1,3 miliardi di euro che fanno gola al Governo. Ma la vera domanda, secondo altri soggetti non sindacalizzati, è un’altra: quest’anno in più nel percorso scolastico degli studenti italiani, rispetto ai loro coetanei europei, contribuisce a frenare quella scarsa occupabilità dei giovani, di cui ha parlato il ministro del Lavoro Enrico Giovanni? La conclusione cui arrivano è: “piuttosto che contare le cattedre, chiediamoci se questo accorciamento di un anno delle superiori aiuterebbe i ragazzi a trovare un lavoro, visto che la scuola non è fatta per i docenti ma per gli studenti”.
Che potrebbe essere argomento accettabile se non viene fatto però a monte un ragionamento complessivo all’interno del quale i curricula e il destino professionale e lavorativo del personale dovrebbero avere un posto preminente, anzi del tutto essenziale anche perché è intollerabile decidere sul destino degli altri senza chiederne il parere.
In ogni caso occorre pure evidenziare che il dibattito su questo tema sta lentamente contagiando tutta la stampa nazionale, all’interno della quale si sono aperti camminamenti che segnaliamo affinchè se ne discuta e si prenda atto che nel volgere forse di alcuni mesi qualche evento tumultuoso possa accadere.
Nello stesso tempo non ci arrivano comunicazioni da parte delle organizzazioni studentesche su questo argomento, contrariamente ad altre ipotesi di riforma seppure blandamente ventilate.

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