Home I lettori ci scrivono La scuola che il Ministero vuole conservare

La scuola che il Ministero vuole conservare

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Sono stati indetti i concorsi per selezionare i nuovi docenti della secondaria: il bando ha preso a modello una scuola antiquata, non conforme alla legge, avente come architrave l’insegnamento delle singole discipline.

La prova scritta, infatti, prevede una batteria di 50 test a scelta multipla: 40 quesiti sulle competenze disciplinari, 5 sulla lingua inglese, 5 sulla competenza digitale; la prova orale sonderà la padronanza delle discipline e la progettazione didattica, potenziata dalle nuove tecnologie dell’informazione.

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Si tratta di un riferimento che trascura la “sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” [art. 2 DPR 275/99], disposizione che non prevede la progettazione didattica perché rappresenta il momento esecutivo, la conclusione di un processo articolato, finalizzato “allo sviluppo della persona umana” … “coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione”.

Il Ministero non ha valorizzato la visione sistemica, che la legge postula. In tale contesto i singoli insegnamenti perdono la loro autonomia: l’organismo operativo elementare è il Consiglio di classe che attraverso il “coordinamento didattico” uniforma e indirizza la progettazione dei docenti. Ne discende che, tra le qualità che deve dimostrare l’aspirante insegnante, primeggia l’attitudine sperimentale. Essa consiste nell’assumere il mandato educativo elaborato dal Collegio dei docenti, nell’interagire produttivamente con i colleghi valorizzando il proprio punto di vista e accettando/elaborando quello altrui, nell’ipotizzare e disegnare percorsi, nel realizzare e gestire in classe materiale didattico, nel rilevare e capitalizzare gli scostamenti risultati attesi/esiti.

All’origine dell’errata impostazione concorsuale può essere collocato il consueto riferimento al mondo accademico, avente un orizzonte sufficientemente definito: lo stato dell’arte del sapere. Nella scuola, invece, le discipline sono “strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte”.

La ridefinizione della professionalità del docente, il riconoscimento delle sue peculiarità, la sua valorizzazione ne sono le necessarie, inderogabili conseguenze. Esigenza che il Ministero sembra non aver percepito.

Enrico Maranzana