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La scuola in treno per riscoprire l’amore per la natura

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Per  rendere il nostro ambiente più bello e fruibile dal punto di vista turistico, per dare vita ad un nuovo modello di sviluppo, per coniugare tradizione e modernità, per diffondere i nostri valori,   occorre, a livello ministeriale,  dare vita ad un progetto globale di più ampio respiro che riguardi storia, tradizione, religione, cultura, scuola ed  educazione dei tanti  territori e ambienti,  diffusi in ogni angolo del nostro Paese, dalle caratteristiche uniche e irripetibili, ricco di ambienti e  di  luoghi suggestivi ed emozionanti e, soprattutto, di tanti  animatori culturali  che, utilizzando le innumerevoli linee ferroviarie periferiche,  potrebbero guidare  i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado   in un entusiasmante viaggio in treno, attraverso i binari della conoscenza, nella ricca, bella e avvincente storia di ogni  angolo di terra bella e  ridente, “ivi offre il cielo lunga la primavera e tiepido l’ inverno” (Orazio, Odi, II).

Si tratta di avviare,  in collaborazione con le Ferrovie locali,  un  macro progetto pluriennale,  “La scuola in treno”, “Viaggio nelle periferie”, “La riscoperta dei piccoli borghi”, o altro,  per dare l’opportunità  a tanti alunni, spesso poco educati alla meraviglia e allo stupore  davanti  allo spettacolo della natura, di riscoprire, attraverso  la poesia, l’arte, la natura, la cultura,  l’ambiente e paesaggi quasi onirici,   la spontaneità dei gesti, la freschezza delle cose semplici, il richiamo delle proprie origini, la passione per la propria cultura, l’amore per la  propria terra, la passione  per le cose buone e  umili della vita: le uniche capaci di nutrire la propria anima ed affrancare dagli affanni della quotidianità nella civiltà del benessere e della realtà virtuale.

In molti  si sorprendono  e si scandalizzano perché  i giovani, oggi,  non riescono più  a percepire il forte contenuto emotivo di uliveti che assomigliano a parchi e particolarmente  invitanti  ad edificanti passeggiate, di fronde ombreggianti di maestosi ulivi che svolgono strani e maliziosi giochi, di freschi pergolati simbolo di una vocazione antica, di freschi, colorati  e rigogliosi orti, di verdi prati animati da festosi scampanellii e ciottoli di viva lana,  di distese di vigne che compiono il miracolo di ridare speranza, di chiese rupestri, di antiche sentinelle in pietra ( muretti a secco e piccole costruzioni tra i campi), di  isolate, serene e luminose stazioni ferroviarie ecc., ma sono pochi  coloro i quali concretamente si impegnano, si sforzano  e creano le condizioni necessarie  per guidarli e incamminarli lungo le tracce del nostro  passato, per  aiutarli a percorrere i sentieri antichi della tradizione, per offrire loro stimoli culturali di vario genere.

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In questo modo si potrebbe  valorizzare e riscoprire  il candore di  luoghi  semplici, rivitalizzare la forte carica memoriale di vissuti, di valori umani, sociali e religiosi largamente presenti nella nostra civiltà contadina e, ormai, quasi completamente offuscati da spinte moderniste, da una nuova coscienza critica e ideologica che caratterizza l’era digitale della globalizzazione.

Il progetto, pertanto, potrebbe esercitare  un indiscutibile richiamo e  aprire  una inconsueta e inedita  parentesi  educativa ricca di affabilità, di  attrattive storico-popolari, di cordialità familiari, di intimità scomparse; potrebbe  accarezzare attraverso immagini, racconti,  testi poetici, mostre fotografiche itineranti o altro,  angoli remoti di affetti e di mondi perduti: il duro lavoro nei campi, la vecchina che insegna a giovani donne l’antica e  nobile arte del ricamo, il bambino che gioca spensierato e, sereno, si addormenta sulle ginocchia della madre, l’amore materno che sempre consola e conforta, il contadino fiducioso, paziente, caparbio ed ostinato e tante altre vicende che, ormai, fanno parte della sfera dei ricordi e  appartengono alla nostra memoria storica.

In questo modo, giovani e meno giovani  al riparo dall’aridità del presente,  potrebbero rivedere e riscoprire immagini perdute:  donne curve con il rosario in mano fasciate da un dolore quasi metafisico,  contadini duramente provati dalla fatica, dal dolore, dalla sofferenza, ma ben saldi in una pazienza millenaria,  giochi,  avventure, spazi di un mondo povero, semplice, incontaminato e, per questo, autentico.

Pertanto, offrire  l’opportunità ai ragazzi  di fare una dolce, produttiva, efficace,  delicata e deliziosa pausa nel mondo dei ricordi,  allontanarsi per un po’ dalle anguste aule scolastiche,   fotografare ambienti di vita,   riscoprire la gioia del calore umano e del contatto diretto con la realtà, significa farli entrare a contatto con un mondo che ha una forte valenza educativa, aiutarli a   trovare   ristoro e  appagamento sotto la grande quercia della memoria. In ogni cosa, in ogni oggetto, in ogni azione, in ogni pietra c’è una storia, una cultura da riscoprire che si incarna in tutta la travagliata vicenda della  nostra, meravigliosa e solare civiltà contadina. Approfittare del sole, del cielo, della terra, del clima, della sapienza e della saggezza antica per ottenere il meglio,  è patrimonio intimo, personale, ricchezza inimitabile da tramandare e valorizzare.

Immagini  in bianco e nero,  sensazioni vere e  genuine, ben sistemate nell’archivio della mente degli alunni, rappresentano un importante monumento a guardia della tradizione.

Tocca ora a chi di competenza mettere in atto tutte le iniziative per far sì che le nostre scuole diventino un importante e innovativo  laboratorio didattico veramente capace di neutralizzare egoismi e forze contrarie, di agire ed operare con i piedi per terra e, soprattutto, di abbandonare il diffuso luogo comune che inibisce e arresta ogni iniziativa, “bello, ma poco realistico”.

Fernando Mazzeo

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