Home I lettori ci scrivono La storia di una docente “deportata” dal Sud al Centro Italia

La storia di una docente “deportata” dal Sud al Centro Italia

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A più di un anno dall’attuazione della “buona” scuola, mi rendo conto che ancora non tutte le proteste sono chiare. I luoghi comuni s’impossessano di giornalisti, politici, opinione pubblica. Solo le nostre famiglie conoscono la verità e, ovviamente, la conosce chi ha generato la “gabbia”.

Una cosa però è vera: i docenti sono meridionali, perché a Sud mancano le infrastrutture, ma s’investe sulla cultura. Ognuno di noi ha tracciato il suo percorso sempre finalizzato all’insegnamento (università, ssis, master), in attesa che arrivasse la stabilizzazione come per tutti i lavoratori. A noi, è andata diversamente da ciò che avevamo sempre immaginato; ancora stento a credere che sia successo, ma quando la mattina mi sveglio e vedo la chiesa di Sant’Andrea, realizzo che non sono più a casa mia…

Non sarò certamente la prima persona che si è spostata per lavorare e non sarò l’ultima, e non è questo che lamento… sto vivendo un’esperienza unica a livello umano e professionale, ma non è il “mio posto”.

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Nella notte tra il 1° e il 2 settembre 2015 mi è arrivata la mail di assunzione per aver aderito al piano straordinario – chissà perché di notte, forse era davvero “da nascondere” quello che stava accadendo – con una proposta impossibile da rifiutare, pena il depennamento da tutte le graduatorie: posto di sostegno alle medie in provincia di Roma, Fase B da Graduatorie ad Esaurimento.

“Ma com’è possibile? Nella domanda io avevo barrato posto comune e poi ho un punteggio elevato alle superiori, dove ho sempre insegnato!”

La scena si ripete abbastanza simile in altre case: da Catania a Pordenone, da Salerno a Lucca, da Potenza a Reggio Emilia, a Biella, a Milano… tutti sul sostegno delle medie senza averlo indicato!

Avere più titoli degli altri ci ha “penalizzati”, perché ha costituito un biglietto di sola andata per il Centro-Nord.

Forse sarebbe stato più facile accettare questa condizione di nuovo migrante culturale se non ci fosse stata la Fase C, che ha messo in cattedra anche chi, fino a quel momento, aveva svolto un altro lavoro. Non dovete infatti stupirvi, com’è accaduto ad una mia amica, di incontrare ai colloqui dei vostri figli la storica commessa del vostro negozio di fiducia: ha rassegnato le dimissioni perché ora insegna grazie alla legge 107/2015.

A distanza di soli due mesi dalla notturna assunzione, a novembre 2015, nelle NOSTRE PROVINCE MERIDIONALI sono stati “creati” posti di potenziamento proprio sulle classi di concorso da noi indicate e sulle quali avevamo sempre insegnato.

Contrariamente ad ogni prassi scolastica e ad ogni principio meritocratico, ci è stato impedito di accedere a questi posti, che sono stati assegnati a chi veniva dopo di noi in graduatoria.

Se non è una violazione della libertà professionale, ditemi voi qual è la ratio di questa legge che si fa chiamare “buona” scuola.

Si sarebbe potuto evitare? Certo, se all’atto dell’assunzione non fosse stata concessa un’assurda priorità agli idonei del concorsone 2012, abilitante solo per i vincitori e, soprattutto se i famosi posti di potenziamento, già previsti dalla legge stessa, fossero stati messi a disposizione di tutti i docenti e non di “alcuni”; tale operazione avrebbe rispettato e garantito il legittimo scorrimento delle graduatorie provinciali dei docenti di ogni ordine e grado. Come si suol dire, ognuno avrebbe avuto il suo…

“I had a dream”… io avevo un sogno, ora è di un altro, forse faceva il d.j.

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