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Laboratori informatici la scuola sta a guardare!!!

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Interessanti e preoccupanti sono i dati che emergono da una indagine condotta da Scuola.net e ripresa da L. Ficara sull’uso dei laboratori informatici presenti nelle scuole. Per quasi la metà degli studenti (41% nelle secondarie di primo grado, 40% nel grado successivo ) questi ambienti “sono desiderati, ma non fruibili” “ esistono, ma non sono accessibili”. I motivi sono diversi.

Confermo il dato di un analfabetismo tecnologico da parte dei professori – qui c’è tutto il fallimento dei vari corsi Fortic proposti dopo il 2000 -, ma aggiungo la scarsa consapevolezza dei miei colleghi di quanto la tecnologia sta cambiando il nostro vivere. Sinteticamente siamo di fronte ad una vero e radicale cambiamento nella grande disponibilità di informazioni, nella opportunità di costruire il sapere dal basso, nella possibilità di abbattere e superare le distanze nella interazione con amici, nell’elaborazione condivisa di un progetto depositato nella “Nuvola”…. A queste e altre opportunità aggiungo una serie di mutamenti nel profilo psicologico, affettivo e relazionale dei nostri studenti. Essi spesso si presentano con difficoltà a concentrarsi, a riflettere… (alcuni lo imputano al multitasking) a comunicare in modo articolato un’idea.

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Grazie ai diversi social network essi “sposano” il profilo caratterizzato da identità multiple, quasi sempre di natura narcisistica, dove, il corpo è rimosso o trasfigurato grazie alle tecniche di fotoritocco . Di contro, le loro relazioni “liquide” sono prive di progettualità, (ad es. l’amicizia quella vera si costruisce nel tempo), caratterizzate dall’evaporazione del corpo, inteso come veicolo di trasmissione di emozioni, di affetti. Queste interazioni senza solidità favoriscono in alcuni casi situazioni di cyberbullismo… Potrei continuare, ma mi fermo qui. Siamo di fronte ad una vera emergenza educativa. E la scuola? Sta a guardare (almeno a metà, secondo l’indagine )!!! Nelle istituzioni scolastiche la non frequentazione del laboratorio di informatica, rimanda ad una resa educativa di fronte alle logiche del mercato.

Molti colleghi preferiscono lavorare, illudendosi di partire da un profilo ancora presente (lineare, sequenziale), scartando senza conoscerlo quello ipertestuale, multimediale. In alcuni casi i più fortunati, si propongono metodi di studio potenzialmente efficaci, ma poi inficiati dall’impostazione di un approccio lineare e chiuso, come la proposizione di mappe concettuali su carta e senza alcun riferimento ad un testo reso coerente con le rappresentazioni delle idee.

In altre situazioni progetti multimediali, dove i tre linguaggi (formale, iconico e musicale) dovrebbero essere proposti come un concerto di strumenti, sono lasciati al fare spontaneo dei ragazzi con risultati molto discutibili. Cosa fare? Adeguarsi ai nuovi linguaggi? Arrendersi al profilo del “nativo digitale”, proponendo una didattica innovativa che ignora le abilità e le competenze affidate al lavoro dell’istituzione? No, di certo!!! E’ necessario far interagire le capacità espressive con le opportunità offerte dai diversi software, dando ordine e organizzazione al profilo dello studente.

Ad esempio le mappe concettuali ipertestualizzate che rimandano e/o partono da testi coerenti, o la produzione di video molto vicini al “format pubblicitario” caratterizzato da una marcata coerenza dei linguaggi impiegati. Senza però ignorare la competenza a collaborare anche a distanza su prodotti non finiti e in progress, depositati in spazi web. E siamo sulla linea di partenza!!! Ma per questa impresa occorre dare un diverso spazio e ruolo all’informatica, spesso ridotta a riempitivo, a momento ricreativo o a riproposizione di approcci lineari e sequenziali.