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Lamorgese a Napoli: combattere l’abbandono scolastico. Ma gli impegni di Lisbona del 2000 rimangono negletti

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La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, a conclusione del Comitato dell’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Napoli, si è soffermata sul gravissimo fenomeno, che non è solo napoletano, delle baby gag. Ragazzini che sono dediti allo spaccio e alla violenza, con aggressioni sulle donne, sugli autisti dei mezzi pubblici e perfino sui sanitari delle ambulanze e negli ospedali. È stato dunque firmato il protocollo per l’avvio un sistema di sicurezza partecipata e integrata per lo sviluppo della città.

 “Il problema delle baby gang esiste e ha avuto un impatto negativo sui ragazzi”, ha spiegato la ministra. “La città non può aspettare e i napoletani hanno diritto ad avere una città più sicura, e mai come ora ci sono tutte le condizioni. Quello della baby gang resta un fenomeno in gran parte sommerso perché mancano le denunce”.

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La titolare del Viminale ha anche sottolineato un aspetto assai importante su cui da decenni si discute ma sul quale poco o nulla si è fatto. Anzi.  

Infatti, che “la questione” baby gang attenesse “anche alla dispersione scolastica” col tempo si è sempre di più aggravata, senza che nessuno abbia mai preso provvedimenti seri. E questo nonostante già nella Conferenza di Lisbona del 2000 si fosse decretato la lotta alla dispersione e all’abbandono, come obiettivo prioritario e sul quale si erano poste  precise mete da raggiungere già entro il 2010.

Ne ricordiamo i punti:  

diminuzione degli abbandoni precoci (dispersione scolastica): percentuale non superiore al 10% al 2010;

aumento dei laureati in matematica, scienze e tecnologia (MST): aumento almeno del 15% in dieci anni;

aumento dei giovani che completano gli studi secondari superiori: al 2010 almeno l’85% della popolazione ventiduenne;

diminuzione della percentuale dei quindicenni con scarsa capacità di lettura: nel 2010 almeno del 20% rispetto al 2000;

aumento della media europea di partecipazione a iniziative di apprendimento permanente (o lifelong learning), almeno fino al 12% della popolazione adulta in età lavorativa di 25/64 anni.

Al 2022 invece, 22 anni dopo (più del ventennio fascista) la dispersione scolastica nelle regioni meridionali ha assunto proporzioni preoccupanti e con picchi che raggiungono perfino il 35%. 

Dunque con favore accogliamo le parole della ministra che a Napoli ha pure dichiarato: “Le assenze frequenti o totali dalle scuole rappresentano un problema di carattere sociale e, quindi, come tale va affrontato con la prevenzione, con la capacità di intervenire con le famiglie, ma anche da parte del Comune e con una maggiore partecipazione insieme a tutte le istituzioni che stanno sul territorio. La dispersione – ha aggiunto – certamente è la causa, ma anche l’effetto di una mancata crescita del territorio. Comporta una esclusione sociale” che ha annunciato la nascita di una piattaforma che “possa incrociare i dati di chi non va a scuola o ci va saltuariamente”.

 “Quest’anno ci sono circa 2mila ragazzi che non hanno frequentato, negli anni precedenti erano 4mila, la nostra speranza è che vadano sempre più a decrescere ma manca questo riferimento informatico”. 

Sicuramente la ministra ha scordato, nella sua prolusione sui numeri, che quest’anno le scuole sono state in Dad e che dunque la frequenza certificata a scuola e in Dad è stata del tutto ballerina. 

Ragion per cui temiamo che il fenomeno, se a cominciare dal ministero dell’Istruzione non prenderà provvedimenti già ampiamenti suggeriti, è condannato ad allargarsi sempre di più.