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L’apprendimento migliora solo se gli insegnanti sono qualificati: non tutte le scuole ce li hanno

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“Il diritto all’istruzione significa il diritto a insegnanti qualificati”: è il monito che ci lasciano i rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali, Unesco, Ilo, Unicef e Undp, in una dichiarazione congiunta prodotto nella giornata mondiale degli insegnanti.

Il messaggio

“L’istruzione è un diritto umano fondamentale e un bene pubblico – si legge nel messaggio a firma di Audrey Azoulay, Direttrice Generale dell’UNESCO, Guy Ryder, Direttore Generale dell’ILO, Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF, Achim Steiner, Amministratore dell’UNDP e David Edwards, Segretario Generale di Education International – . Trasforma le vite guidando lo sviluppo sociale ed economico. Promuove la pace, la tolleranza e l’inclusione sociale. È fondamentale per eliminare la povertà. E permette ai bambini e ai giovani di raggiungere il loro pieno potenziale. In molti luoghi, tuttavia, i bambini vengono privati del loro diritto all’istruzione a causa di una carenza a livello globale di insegnanti qualificati e con esperienza”.

Il riferimento non è all’Italia o ai Paesi avanzati, ma ai tanti territori dove andare a scuola è un “lusso” per pochi giovani. Anche se poi, a ben guardare, anche in Italia esistono realtà formative scolastiche profondamente diverse, sia a livello di quantità di tempo-scuola, sia come bravura e preparazione del corpo docente: basti pensare al divario Nord-Sud sul fronte degli apprendimenti e del numero di ore di didattica.

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“L’Agenda 2030, su cui la comunità internazionale si è impegnata chiede istruzione universale per la prima infanzia, primaria e secondaria per tutti. Per ottenere questo risultato, dobbiamo aumentare l’accesso ad un’istruzione di qualità per tutti i bambini e i giovani, porre fine alle discriminazioni nel sistema scolastico a tutti i livelli e aumentare fortemente la qualità dell’istruzione e i risultati dell’apprendimento”.

Il ministro Bussetti: docenti, ruolo chiave

“Un pensiero speciale” per la categoria dei docenti giunge anche dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: si rivolge a chi, il docente, “ogni giorno, nelle aule di tutta Italia, accoglie le nostre ragazze e i nostri ragazzi per guidarli nello studio e nella vita”.

Bussetti si dice “consapevole delle responsabilità e delle difficoltà quotidiane che derivano da questo compito così rilevante per la società. Sono stato insegnante anch’io. Sono convinto che si debba guardare ai docenti con gratitudine, rispetto, fiducia. Per questo stiamo lavorando con attenzione per semplificare le procedure che negli anni hanno impedito a tanti bravi insegnanti di entrare in classe con serenità e per consentire a giovani laureati di diventare subito parte della comunità educante”.

“I docenti – ha concluso il ministro – hanno un ruolo chiave per accendere la scintilla del desiderio nei loro alunni. Desiderio di sapere, di conoscenza, di libertà”.

Aggiornamento obbligatorio

Ecco perché diventa fondamentale la preparazione dei docenti: per garantirne l’aggiornamento professionale, la Legge 107 del 2015 ha stabilito un piano di formazione obbligatorio che ogni istituto si deve auto-quantificare e auto-regolamentare.

Ogni insegnante, poi, provvederà a comunicare alla propria scuola le esperienze formative svolte (presso strutture formative riconosciute dal Miur) nel corso di ogni anno scolastico.

A tal fine, si possono anche utilizzare i fondi da 500 euro l’anno che sempre la Buona Scuola ha introdotto per i soli docenti di ruolo.