Home I lettori ci scrivono Lasciamo stare le polemiche, ecco gli eroi della scuola

Lasciamo stare le polemiche, ecco gli eroi della scuola

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Dedico questa lettera al mondo della scuola, soprattutto ai miei alunni e alle loro splendide famiglie. Si, splendide famiglie perché anche le “peggiori” sono sempre le migliori per il proprio figlio.

Da giovane docente ma con una maturata esperienza scolastica desidero condividere un pensiero generale ma ancor più sentito in questo periodo, un pensiero che vada oltre la continua arrabbiatura, delusione, tristezza di appartenere ad un sistema spesso assente. Lo sappiamo che nel nostro Paese la pubblica amministrazione non è mai stata di qualità, sappiamo che ogni governo cambia leggi e riforme a suo buon costume e sappiamo pure che per migliorare dobbiamo cambiare. Scrivere per polemizzare, non serve, sappiamo che la scuola porta sulle spalle un macigno la cui causa ha un origine lontana e conosciamo chi ci amministra.

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Non voglio descrivere la mia delusione della pubblica istruzione ma voglio elogiare i milioni di alunni, di famiglie che rappresentano la più grande e variegata comunità, i miei colleghi che si spendono giorno e notte, tutti i lavoratori della scuola che di essa ne fanno un’arte.

La scuola dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per i giovani studenti ma anche per i “giovani anziani”, espressione che utilizzo per indicare un adulto fuori dal ciclo scolastico da diversi anni, un adulto che si alza una mattina e vuole ricominciare la sua vita dalla scuola, un adulto che considera la formazione del proprio figlio, un modello di vita. La scuola deve essere per tutti, dal più piccolo al più grande, dal povero al ricco, dallo sfaticato al secchione. La scuola rappresenta quasi un terzo della nostra vita biologica se consideriamo anche il periodo accademico.

Mi chiedo allora, perché non impegnarsi a far bene il proprio lavoro, a farlo sempre meglio, ad essere sempre più cittadino del mondo e quindi contribuire alla costituzione di una comunità migliore! Lasciamo stare la polemica su un governo che cambia e ricambia, lasciamo le critiche sociali ai nostri amministratori locali e mettiamo da parte gli attacchi ai dirigenti scolastici che purtroppo presentano limiti evidenti, sono tutte cause dei nostri malesseri. Nessuno degli organi sopra menzionati pensa quanto sia usurante il lavoro del docente, nessuno pensa che quelle ore contrattuali che abbiamo, in realtà, si raddoppiano e a volte anche triplicano, nessuno pensa a valorizzare e gratificare un insegnante.

Ci siamo mai chiesti perché facciamo gli insegnanti! Alcuni possono pensare e non dire che ci si garantisce il posto fisso. Isolando questi casi repressi, credo che fare l’insegnante debba essere una vocazione e non una casualità, così come fare il medico o qualunque altro lavoro da professionista. Sicuramente nella vita non sempre si può scegliere ciò che piacerebbe fare ma almeno ci si può provare e per provarci, ci si deve credere, si devono costruire delle solide basi, ci si deve fidare e affidare alle persone giuste, si deve trovare una spalla su cui piangere, su cui contare, con cui condividere idee e progetti, sogni ed emozioni; sapete chi riesce a fare tutto ciò? La Scuola, la nostra scuola, una scuola fatta da bravi insegnanti con la capacità di valorizzare qualunque alunno di fronte a noi, capace di dialogare col genitore, capace di fare squadra con i colleghi, capace di cogliere il meglio del peggio di un dirigente scolastico.

E’ vero! Non siamo gratificati né socialmente né economicamente ma dobbiamo credere nella nostra scuola e dico nostra perché, la scuola siamo noi classe docente che insieme agli alunni, ne alziamo i pilastri. A scuola non entra il ministro, non entra il presidente del consiglio, non entra l’assessore, entriamo noi da quelle porte d’aula oltre le quali ci attendono ogni giorno grandi sfide, a volte anche contro noi stessi.

Si parla sempre che la scuola deve migliorare ma nell’ultimo decennio quello che si è visto è stato esattamente il contrario. Sono venute meno le attività laboratoriali eppure ricordavo che l’attività pratica doveva spiccare nelle scuole! Sono venuti meno i finanziamenti pubblici eppure mi ricordo che anche con l’avvento dell’alternanza scuola lavoro, si doveva investire sulla formazione pratica! Sono e continuano a venire meno i sani principi di fare e di far fare scuola perché ormai, l’autonomia scolastica si è presa possesso di noi, si prende gioco di noi, ci raggira, ci evita a favore della managerialità scolastica perché la scuola rappresenta solo una grande azienda. Da anni i sindacati si battono per noi ma è il momento di mettere delle barriere di protezione, di autotulelarci un po’, di far sentire il nostro peso, di far vedere che siamo noi docenti il motore di questa complessa macchina, di farci valorizzare come persone e come professionisti. Abbiamo i mezzi per fare tutto ciò ma servono due requisiti fondamentali: essere tutti uniti, non come quando si aderisce ad uno sciopero e, crederci fino alla fine. Noi tutti dobbiamo utilizzare i mezzi normativi, strutturali e organizzativi a nostra disposizione per fare la VERA Buona Scuola. Oggi più che mai è un momento difficile per la scuola ma solo perché non siamo abituati e formati per affrontare queste emergenze né tantomeno una didattica a distanza. L’organizzazione di reti tra noi docenti, pianificazione di tavoli tecnici e organizzazione di gruppi di lavoro, sono tappe di un sano protocollo operativo e possono rappresentare il punto di inizio per una nuova scuola.

                       Mario Di Fazio