Home Attualità Laureati e diplomati, al Sud scarseggiano: lo dice l’Istat

Laureati e diplomati, al Sud scarseggiano: lo dice l’Istat

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Cresce il gap territoriale sulle competenze scolastiche acquisite: lo dice il report Istat sui livelli di istruzione pubblicato l’8 ottobre. Dallo studio risulta che la popolazione residente nel Sud Italia è mediamente meno istruita rispetto a quella nel Centro-Nord: il 38,5% degli adulti ha il diploma di scuola secondaria superiore e solo il 16,2% ha raggiunto un titolo di studio universitario. Nel Nord e nel Centro circa il 45% è diplomato e più di uno su cinque è laureato (21,3% nel Settentrione e 24,2% al Centro).

Dagli studi Istat è emerso anche che il divario di competenze scolastiche non è associabile al genere, sebbene più marcato per la componente femminile.

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Negli ultimi 24 mesi gap immutato

Un altro dato interessante è che a partire dal 2020, quindi in corrispondenza della pandemia, le differenze territoriali nei livelli di istruzione sono risultate del tutto simili a quelle dei due anni precedenti, sia per gli uomini che per le donne.

Invece, in precedenza, nel decennio 2008-2018, si era registrato un aumento del gap, soprattutto tra coloro che avevano raggiunto la laurea.

Dati Invalsi negativi pure nell’ultimo biennio

Il report Istat sui livelli di istruzione dell’ultimo periodo si differenzia da quello dell’Invalsi dello scorso mese di luglio, che ha fatto registrare picchi negativi al Sud e nelle Isole. In particolare, Puglia e Campania hanno fatto registrare chiari risultati in ribasso.

Dal Rapporto annuale Invlasi, il primo dopo il Covid, è risultato quindi che la DaD forzata ha avuto delle conseguenze immediate sul rendimento scolastico. Quello che l’Istat registrerà, sotto forma di mancati conseguimenti dei titoli, probabilmente più avanti nel tempo.

Secondo la presidente uscente Invalsi, Anna Maria Ajello, anche se la DaD è stato l’unico modo per collegare scuola e discenti, in certi casi, “una responsabilità politica c’è, perché nei fatti Campania e Puglia sono state chiuse a lungo. C’è stata una svalutazione della scuola, considerata non granché. Quando si dice che si può non andare a scuola, si svaluta la scuola, perché è come dire che possiamo farne a meno”.

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