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Le donne afghane: torna la sharia, recluse e invisibili

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Le  donne afghane, con l’arrivo dei talebani, dopo 20 anni di relativa sicurezza sotto la sorveglianza delle truppe occidentali, gridano al mondo che con quella soldataglia torna anche la sharia, nella versione più estremistica e crudele della legge coranica: quella che le segrega, le rinchiude, le vuole invisibili. 

A Kabul, scrivono le agenzie, molte di loro sono già sparite dalle strade per paura, mentre nelle aeree più remote del Paese le vedove dei combattenti anti-talebani sarebbero già state fatte schiave.

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Torna dunque l’incubo degli estremisti del Corano che si stanno già incaricando di riportare il loro ordine: “È un incubo per le donne che hanno studiato e che intravedevano un futuro migliore per sé e le prossime generazioni. La storia si ripete velocemente”.

Una donna ha raccontato: “Mia madre viveva nella paura costante che qualcosa andasse storto. Io non la capivo, ma oggi sì”.

“Non servirebbe a nessuno se tutte le donne lasciassero il Paese”, ha invece  dichiarato una attivista di lunga data, dicendosi pronta a sedersi a un tavolo con i talebani per cercare di cambiare le cose dall’interno: “Nessuno, né i talebani, né il mondo, né la nostra repubblica, ha mai capito la forza delle donne afghane, quale risorsa siano, nessuno ci ha mai convolte nel modo in cui avrebbero dovuto”. 

Lo faranno ora i talebani? Non lo crediamo, anche se vengono fatte vaghe promesse.

Anche Malala Yousafzai, l’attivista pachistana e premio Nobel per la pace, simbolo della lotta per l’istruzione delle bambine, ha lanciato un appello a proteggere donne, minoranze e difensori di diritti umani. come è noto Malala a soli 14 anni scampò alla morte per miracolo: i talebani le avevano sparato perché colpevole di voler andare a scuola.