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Le insufficienze si recuperano il prossimo anno? Un aggravio di lavoro per i docenti

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Come docente ritengo che sia un grave errore quello di non consentire la bocciatura al termine di questo anno scolastico se non in un paio di casi eccezionali.

Una decisione, peraltro, in palese antinomia con quanto finora si è sostenuto – e giustamente – circa il fatto che la scuola italiana non si è fermata. In effetti, la scuola è tra le poche realtà che non hanno mai chiuso i battenti.

E, giacché non si è fermata, sono stati acquisiti gli elementi che servono per la valutazione degli alunni. Elementi che peraltro si aggiungono a tutti quelli raccolti nel corso del primo quadrimestre. Nel contempo, è vero anche che il governo e le scuole si sono attivati a favore degli alunni delle famiglie meno agiate, dotandoli della tecnologia necessaria per portare avanti adeguatamente la scuola a distanza.

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Da docente che lavora con 11 classi e 228 studenti non posso inoltre che constatare come tutti gli alunni che hanno sempre lavorato bene in presenza abbiano continuato a farlo anche con la DAD e come, nel contempo, sia quasi sempre vero anche il contrario: gli inveterati scansafatiche hanno proseguito in discesa lungo la china del disimpegno, talvolta in modo perfino più marcato, forti della garanzia della promozione comunicata, sbagliando anche in questo, con largo anticipo. Superfluo poi precisare che gli alunni diligenti non corrispondono, nel complesso, a quelli appartenenti alle famiglie più benestanti, e viceversa.

Richiamare i problemi di connessione per giustificare la latitanza dalla scuola significa perlopiù ricorrere all’eccezione nel tentativo di spiegare la regola. Altrimenti si dovrebbe dar conto del motivo per il quale molti alunni di famiglie non agiate e residenti in piccoli centri della provincia (magari anche in cascine) non hanno mai perso un appuntamento con la scuola.

Francamente non si capisce perché, in questo quadro, le scuole e i singoli consigli di classe non debbano essere lasciati liberi di decidere di bocciare chi, dopo un primo quadrimestre con risultati ampiamente negativi e magari finanche una prova di recupero rifiutata, è stato poi spesso latitante nella DaD e ha accumulato diffuse insufficienze nelle prove che non ha scansato.

A parere di chi scrive, come pure di molti colleghi di cui ha colto il malumore, la decisione di promuovere di fatto tutti “regala” anche una buona dose di frustrazione – neanche ce ne fosse bisogno – a tutti quei docenti che, con impegno e sacrificio, hanno fatto il possibile non solo per permettere alla scuola di non abbassare la saracinesca, ma anche per proseguire a lavorare con la massima serietà.

Ma – è stato detto – non ci sarà il sei politico. Già, ma le insufficienze che andranno registrate in pagella e che poi dovranno essere recuperate il prossimo anno scolastico si riveleranno più che altro un aggravio di impegno per i docenti, verosimilmente con un danno per gli alunni più bravi.

Chi fa questo mestiere sa che non ci si può sdoppiare per portare avanti il recupero di una parte della classe e svolgere nel contempo degnamente il programma del nuovo anno scolastico. Non solo. Lo scorso anno, nella prima classe dei professionali, non si è bocciato quasi nessuno in ossequio alla nefasta riforma che ha interessato questa tipologia di scuola secondaria. Il risultato è che si sono traghettati d’ufficio in seconda alunni spaventosamente inadeguati, talvolta con un profilo idoneo alla prima classe di quella che un tempo si chiamava scuola media (mi esprimo per esperienza diretta).

Ebbene, quest’anno arriva la seconda promozione in pacco regalo, cosicché quegli stessi alunni approderanno senza colpo ferire in terza. Un’assurdità sesquipedale, ma tant’è.

Quando l’anno prossimo emergerà in modo ancor più palese l’inadeguatezza di questi alunni rispetto alla classe che frequenteranno, cosa si farà? Verranno reindirizzati ad altre scuole, portandoli improvvisamente a scoprire di aver buttato al vento due anni? Davvero si può pensare che per questa via si persegua il bene dei ragazzi, della scuola e, finalmente, di quella società in cui prima o poi andranno a inserirsi?

 

Sergio Mantovani

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