Home Generale Le migrazioni narrate ai bambini. Libo di La Mantia

Le migrazioni narrate ai bambini. Libo di La Mantia

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Una vacanza di otto giorni tra nonna e nipotino lungo i sentirei di montagna per riscoprire il tempo trascorso e quello che verrà, attraverso gli occhi del bimbo e i ricordi dell’anziana. Un pellegrinaggio lungo i crinali dove passato e futuro si incontrano per confondersi, come si confondono le ansie del piccolo e le certezze della nonna.

Un viaggio di formazione del giovinetto Rocco che, tra laghi, boschi e sentieri odorosi di muschio, conoscerà la storia della sua famiglia, lui ormai belga e lei ancora legata ai luoghi della sua prima fanciullezza, nonostante li abbia lasciati da sessanta anni per seguire i genitori migranti, in cerca di lavoro sotto la montagna dove il carbone delle miniere attendeva le braccia degli italiani per essere estratto. Da qui il titolo del libro di Francesca La Mantia, “La montagna capovolta. Le migrazioni narrate ai bambini”, Gribaudo Editore, con illustrazioni di Cinzia Battistel.

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E nonna Caterina, tra una sosta e un paesaggio incantevole sulla Majella, in Abruzzo, fa conoscere al nipotino il passato di migranti che lei e i suoi dovettero sopportare solo per sfamarsi e credere in un futuro migliore. Il Belgio era la terra promessa, dove però il bisnonno, per quel lavoro da minatore che gli consentiva una paga sicura, troverà la morte insieme a 275 suoi compagni. 64 mila ne partirono, su sollecitazione del Governo che prometteva benessere estraendo carbone nel sottosuolo minaccioso. E invece l’8 agosto del 1956 a Marcinelle scoppiò la tragedia che ora la nonna racconta al piccolo Rocco, diventando così metafora dell’altro racconto che ciascuno dovrebbe sapere di fronte alla migrazione di disperati dall’Africa.

Dopo “Il fascismo narrato ai ragazzi” e “La mafia narrata ai ragazzi”, La Mantia affronta un altro tema delicato con la delicatezza di questo bellissimo rapporto fra due generazioni e due mondi apparentemente lontani, uniti dal tema tragico dell’espatrio. Quello che, dalla fine della Seconda guerra, fino a tutti gli anni sessanta, investì milioni di italiani, in una sorta di diaspora per il mondo ma che ancora per certi versi continua, mentre Lampedusa si riempie di barconi e disperati in cerca di un sogno di felicità, come all’epoca i genitori di nonna Caterina.