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Aggiornato il 09.04.2024
alle 17:23

L’istruzione formale delle lingue straniere, secondo me, funziona

Quale insegnante di lingue (tedesco, inglese e spagnolo) concordo in parte con l’articolo “Inglese, il post virale: “Insegnato così non serve a niente”. Il dibattito: “La scuola non è il supermercato delle competenze”. Ma desidero fare dei distinguo.

Chi non conosce una lingua non sa discernere ciò che in quella lingua è corretto e ciò che è scorretto. E se per impararla ricorre in primis a musica, serie, film e social rischia di assorbire acriticamente cose giuste ma anche errori. Sì, perché canzoni, film e soprattutto social contengono anche tanti errori linguistici, e in tutte le lingue (italiano incluso).

Cosa vuol dire che “non si insegna una lingua ma una grammatica”? Forse che la grammatica non è lingua? Ho sentito anch’io persone parlare con spregio e disprezzo della grammatica e ho poi capito perché: non avevano voglia di studiarla!

Siamo sicuri che la bistrattata istruzione formale – cioè scolastica – abbia così poco valore? Nello stesso articolo in questione si afferma che il 55% degli italiani hanno raggiunto un buon livello di inglese proprio a scuola. Vi pare poco?

E adesso consentitemi di incensarmi un po’: io ho studiato lingue negli anni ’70, quindi con la cara vecchia grammatica suddivisa tra fonetica, morfologia e sintassi. Orbene, ancora adesso, dopo più di mezzo secolo, madrelingua che mi sentono parlare si complimentano per il mio alto livello linguistico e per la mia conoscenza di vocaboli, espressioni, modi di dire che molti di loro non conoscono.

Daniele Orla

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