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L’italiano, una lingua inclusiva

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Come riuscire a strutturare una lezione di lingua italiana in una classe dove sono presenti allievi con certificazione L.104, allievi dislessici o BES? Una delle sfide più impegnative che un docente delle scuole superiori si trova ad affrontare, in particolare il primo anno, è riuscire a creare un gruppo classe dove ogni individuo si senta abbastanza gratificato, stimolato e compreso e possa quindi lavorare per aumentare le proprie conoscenze/competenze.

Per iniziare va individuato il livello degli apprendimenti che i ragazzi hanno raggiunto. Considerando sia le diagnosi dei disturbi dell’apprendimento, sia l’autovalutazione che gli stessi allievi danno della propria esperienza scolastica. Ci si scontra con ragazzi che affermano “io odio la grammatica”, “la letteratura è una noia mortale”, “io non capisco nulla quando l’insegnante spiega”.

Come lavorare per far cambiare loro idea? Il punto focale è capire cosa gli interessa: se leggono, se amano determinati format televisivi, se preferiscono informarsi guardando il telegiornale o cercando sulla rete… .

Personalmente trovo molto comodo adottare uno stile di lezione uguale per tutti, fruibile anche da chi ha delle difficoltà, in questo modo nessuno si sente diverso o superiore.

Una buona strategia è strutturare la lezione in momenti diversi. In primis va sempre specificato cosa si andrà a trattare e cosa verrà chiesto agli allievi di fare. Si passa poi alla lezione vera e propria, ed infine si dedica un momento a riprendere i concetti fondamentali.

Anche se non si dispone di una LIM, comodissima per l’applicazione della didattica interattiva, è comunque possibile creare schemi e mappe concettuali alla lavagna.

Ora dobbiamo porre una distinzione tra le lezioni di grammatica e quelle di letteratura.

Per la parte di grammatica possiamo iniziare con la spiegazione utilizzando come base il libro di testo, ma semplificando ulteriormente i contenuti ed inserendo molti esempi. La fase successiva è la creazione alla lavagna di uno schema riassuntivo. Gli allievi possono appuntarselo sul quaderno o nei casi più gravi fotografarlo ed inserirlo nel loro libro digitale. Lo schema non deve essere una copia del libro di testo, non ha senso riportare intere definizioni o mettere gli stessi esempi. Poche parole chiave collegate tra loro, frecce o trattini che colleghino e pongano in evidenza le informazioni principali e le concatenazioni tra gli argomenti. Gli allievi in difficoltà è bene che imparino a giocare molto con la grafica, in modo che a colpo d’occhio riescano ad individuare nella pagina il concetto più importante. Che siano ricchi di colori, di “Nota Bene”, di parole in grafia maiuscola, di termini cerchiati ed evidenziati.

lo schema o la mappa concettuale devono diventare, anche per l’italiano, un valido strumento compensativo da sfruttare nello studio e durante le verifiche.

Per quanto riguarda la parte di letteratura si parte sempre con una spiegazione fatta dall’insegnante sulle caratteristiche peculiari di un autore, di un filone narrativo o di un genere letterario.

Interessante quando si parla di uno scrittore è mostrare sulla LIM una sua fotografia e un’immagine che lo rappresenti. Se da questi brani è stato tratto un film o una serie televisiva si può procedere con il confronto tra la parte testuale e la trasposizione cinematografica. In questo modo si affinano lo spirito critico e la capacità di fare collegamenti, trovare differenze e similitudini.

Quando si analizza un genere letterario che ha avuto un’evoluzione nel corso del tempo è bene partire dai primi romanzi per arrivare poi a quelli più recenti. A intervalli regolari è utile interrompere la lettura del brano per fornire precisazioni: spiegazione dei termini lessicali più complessi o inusuali; spiegazione di attività, riti o situazioni che coinvolgono i personaggi e di cui magari gli allievi non hanno mai sentito parlare. Se si tratta di testi biografici o che trattano di avvenimenti storici è utile fornire delle informazioni aggiuntive che esulano dalla competenza di lingua italiana, ma permettono all’allievo di comprendere il contesto storico/sociale in cui va calato il brano. Si possono affiancare alla lezione frontali filmati, fotografie, documentari che arricchiscono e snelliscono la spiegazione.

Al termine della lezione, anche se l’argomento trattato non è ancora concluso è bene “tirare le somme”, chiedendo agli allievi quali sono i concetti proposti che ritengono più importanti e che vanno ricordati. Sulla base delle loro considerazioni è possibile creare una mappa concettuale.

Nella lezione successiva, per aiutare gli allievi con più difficoltà a fare il punto della situazione, va dedicato qualche minuto a riprendere ciò che era stato trattato precedentemente. In questo modo chi fa fatica trova sempre la possibilità di ripassare e di avere un chiarimento su eventuali passaggi poco chiari, chi invece procede spedito è avvantaggiato nello studio perché anticipa a scuola ciò che dovrebbe fare a casa.

L’aspetto fondamentale per un docente è porre pochi obiettivi di base e lavorare affinché tutta la classe li raggiunga, dando stimoli aggiuntivi a quegli allievi che hanno tempo, voglia e capacità per approfondire. L’importante è che al termine di ogni lezione ciascuno senta di aver imparato qualche cosa di nuovo.

Chiara Zambelli

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