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L’urlo di dolore dei presidi: dovremmo avere 2mila euro in più al mese, siamo sepolti dalla burocrazia. Bianchi con loro

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“Conosco perfettamente il lavoro enorme che state facendo, ma ho bisogno di ascoltare i ‘miei’ dirigenti. Voi siete del ministero dell’Istruzione e rappresentate un presidio dello Stato e di legalità”: così il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha aperto l’incontro con i sindacati rappresentativi dei dirigenti scolastici, intitolato “Una giusta direzione“, tenuto in video-conferenza venerdì 7 maggio.

Cgil: mancano 250 milioni

Dopo l’intervento del ministro, Roberta Fanfarillo, della Cgil, ha ricordato che la dirigenza scolastica è diversa dalle altre, ha grandi responsabilità, ma è penalizzata economicamente. Il passaggio nel comparto Istruzione e Ricerca, rispetto ai dirigenti di seconda fascia, ha comportata uno stipendio inferiore agli altri dirigenti pubblici.

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“Con l’ultimo contratto – ha detto – la distanza si accorciata, ma ci separano dagli altri dirigenti almeno 22mila euro annui lordi (quasi 2 mila euro in più al mese): servono 250 milioni di euro di risorse aggiuntive per il nostro contratto”.

C’è poi un’altra e ben più grave emergenza retributiva: dal 2017 dal fondo dei ds vengono decurtati 18 milioni di euro l’anno, direttamente dal ministero dell’Economia. Senza gli stanziamenti straordinari delle ultime Leggi di Bilancio, sostenuti dei sindacati, i dirigenti scolastici avrebbero dovuto restituire somme non trascurabili.

Troppe reggenze

Si è quindi parlato di reggenze, con presidi che hanno tenuto anche tre scuole autonome contemporaneamente. A distanza di anni, queste reggenze non sono mai state pagate.

Rosa Cirillo, della Uil-Rua, ha chiesto di prevedere i concorsi prima che se ne presentino le necessità.

Paola de Faveri, Uil Scuola, ha ricordato che soprattutto durante il lockdown i presidi hanno “adattato il numero dei presenti a scuola, arginato con tutte le forze la crescente povertà educativa. Ancora oggi l’onda lunga dei contagi, spostata in altre aree del Paese, i dirigenti scolastici in questi interminabili mesi di pandemia hanno tenuto unita la ‘squadra’, l’Italia, anche quando è mancata la ‘palla in campo’. Anche quando era tutto chiuso, i dirigenti, le segreterie e i Dsga non si sono mai fermate”.

“Abbiamo dirigenti – ha continuato Faveri – che hanno scuole lontanissime dalle scuole di residenza, hanno rinunciato all’accudimento dei cari, per seguire studenti e scuole. Perché in questo momento straordinario, non si possono spostare sui posti liberi vicino casa. Le scuole in reggenza, inoltre, non fanno bene a nessuno. È rispettabile un ruolo per il quale il rinnovo del contratto naufraga da anni con le parti ferme sulle rispettive posizioni?”.

Snals: i problemi delle denunce da Covid

Giovanni De Rosa, dello Snals, ha lamentato l’enorme lavoro di controllo dei titoli per dei candidati alle supplenze inseriti nelle graduatorie. Tante procedure dovrebbero essere snellite, anche per le denunce di infortunio derivanti da Covid: è una materia oscura. Anche per la gestione delle denunce per ipotetici contagi presi a scuola.

“Le scuole ‘dovrebbero’ denunciare. Ma c’è forte disorientamento. Servono indicazioni da parte dell’amministrazione. Si investa, quindi, nella digitalizzazione e nell’interoperabilità delle banche dati”, ha detto ancora De Rosa.

Sulla sicurezza degli edifici, molto severa è stata la dirigente Viviana Ranucci, della Cisl Scuola: “Non dormiamo. Non garantiamo le condizioni minime per lavorare e studiare. Ci sono edifici che li ospitano che non possono essere scuole. Dobbiamo cambiare. Gli enti proprietari non riescono a controllare e ad intervenire. Chi è preposto, a volte non risponde nemmeno. E nemmeno il Parlamento interviene. Lei è sostanzialmente il nostro datore di lavoro: ci aiuti. Abbiamo colto nei suoi discorsi la serietà. Ci indichi la giusta direzione per fare squadra”, ha concluso la dirigente rivolgendosi direttamente a Bianchi.

Il ministro: sono colpito!

Il ministro ha replicato sostenendo le ragioni dei presidi. “Sapevo delle difficoltà, ma sono rimasto colpito” dalle vostre testimonianze: “bisogna risolvere i problemi, in fretta. Ne va di mezzo la credibilità dello Stato”, ha ammesso Patrizio Bianchi.

“Il problema delle reggenze è complicatissimo. Come il tema delle molestie burocratiche, sulla base di richieste che possono essere anche legittime ma se non sono coordinate non va bene”. Molestie che “vengono dal ministero ma anche da una quantità di soggetti sul territorio che si sovrappongono tra loro e che finiscono per bloccare e rendere più complessa tutta l’attività”.

“Per la messa in sicurezza degli edifici scolastici”, ha ricordato Bianchi, “a marzo le province hanno già ricevuto un miliardo e 125 mila milioni. È bene che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Costituiremo un gruppo di lavoro sulla sicurezza degli edifici, è necessario. Entro martedì attendo un documento con le problematiche dei dirigenti scolastici”.

Servono più dirigenti

Il titolare del Mi ha quindi detto che “è necessario l’aumento del numero dei dirigenti scolastici: ogni scuola deve avere un dirigente”, basta con le reggenze.

Poi ha aggiunto: “Servono, accanto al preside, figure altrettanto qualificate, il tema dell’organizzazione della scuola ha bisogno di più chiarezza. Ci sono scuole con 1.500 studenti che fanno capo ad un solo dirigente a cui arrivano tutte le responsabilità: è una struttura troppo verticale, servono altre figure specializzate”.

“I problemi della scuola sono vita vissuta e specchio del paese che troppo spesso lascia sole le scuole e i suoi dirigenti”, ha proseguito Bianchi che ha assicurato la volontà di andare in tempi brevi al rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici anche per colmare la differenza con i dirigenti degli altri contratti della Pa.

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