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Mandano le figlie a scuola vestite come tr…, i prof del liceo Orazio scaricano il collega che ha scritto la frase sui social

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Dopo il sindacato e gli studenti, anche i colleghi insegnanti prendono le distanze dal docente filologo supplente nel liceo romano Orazio che ha pubblicato sui suoi profili Facebook e Instagram la frase sessista e offensiva “Oggi facciamo una preghiera, anche laica, per tutti quelli che mandano le figlie a scuola vestite come tr…”, riferendosi alla vicenda del liceo Righi dove una professoressa ha chiesto provocatoriamente ad una studentessa con l’ombelico scoperto, mentre girava un video su tik tok, se si trovasse sulla via Salaria o a scuola.

La presa di distanze dei colleghi

In una nota, alcuni docenti del liceo Orazio esprimono “sconcerto e indignazione per le gravi affermazioni pubblicate sui social da un docente temporaneamente in servizio presso il nostro Istituto, una scuola da decenni impegnata sul fronte del rispetto della persona e dell’educazione alla parità di genere”.

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Ha minato la dignità di studentesse e famiglie

I colleghi del prof che ha postato la frase offensiva si schierano con chi lo ha condannato, prendendo “le distanze da” quelle “affermazioni”, ritenute “lesive della dignità delle studentesse e delle famiglie a cui sono rivolte e in contrasto con le capacità relazionali ed educative messe in atto da ogni docente nel quotidiano esercizio della sua professione”.

Studenti inflessibili

Nei giorni scorsi anche gli studenti del collettivo dell’Orazio avevano speso parole di disprezzo verso il concetto espresso dal docente non di ruolo, impiegato su cattedra di “potenziamento” di italiano, latino e greco: “nel 2022 e in un contesto scolastico è inaccettabile un così inadeguato uso delle parole, peraltro da parte di un professore, che dovrebbe istruirci e ‘aprirci la mente’ e invece esprime i suoi pensieri sessisti e retrogradi”.

Rusconi: se ci sono profili penali…

Una posizione di condanna, se i fatti saranno accertati, è arrivata pure dell’Associazione nazionale presidi di Roma.

Secondo il numero uno di Anp Roma, Mario Rusconi, “per fatti meno gravi c’è l’avvertimento scritto o la censura, ma se ci sono profili penali, il preside deve mandare tutto alla procura della Repubblica e avviare un procedimento penale”.

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