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Massimo 20% alunni stranieri in classe e scuole chiuse 10 aprile, la Destra sta con Valditara. Ma a Pisa e Siena “moti” autonomi universitari

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Anche nel week end di Pasqua 2024 continua a tenere banco la proposta del vice-premier Matteo Salvini di imporre le classi con la maggioranza di alunni italiani, con tetto del 20%, avallata dal ministro Giuseppe Valditara che vorrebbe in più classi di potenziamento per gli allievi che non comprendono la nostra lingua. Una idea già presentata alcuni anni fa, tradotta dall’ultimo governo Berlusconi che impose l’attuale 30% massimo di alunni stranieri, tornata in auge dopo la decisione confermata dal Consiglio d’Istituto della scuola Iqbal Masih di Pioltello, nel milanese, di fermare le lezioni il prossimo 10 aprile in corrispondenza dell’ultimo giorno del Ramadan.

“Non ne faccio una questione ideologica, ma di regole. Se non si può, non si può”, ha detto alla Stampa il presidente del Senato Ignazio La Russa, a proposito della vicenda della scuola di Pioltello che ha deciso di chiudere per la giornata conclusiva del Ramadan, il 10 aprile.

“Io sono per il rispetto delle regole e se le regole consentissero di fare festa per il Ramadan, sarebbe stato giusto farla”, spiega La Russa dalla Riviera ligure.

Però “il ministro Valditara mi dice che, allo stato attuale, non si possono aggiungere ulteriori giorni di sospensione della didattica, oltre a quelli già a disposizione delle scuole. Quindi non si sarebbe dovuto fare, a meno che non si sbagli Valditara. Se poi si vorrà si potrà discutere se cambiare le regole e introdurre la possibilità di feste ulteriori, allora anche di altre religioni, non solo quella islamica”.

La Russa si schiera anche a favore del tetto agli studenti stranieri nelle classi, definendo l’idea “una questione di evidente opportunità: in una classe a prevalenza di studenti nati in Italia si lavora meglio e avviene meglio l’integrazione”.

Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ricorda che “in Italia sono in tutta Italia situazioni di pesante squilibrio, classi in cui la minoranza è costituita da studenti italiani e italofoni, i cui ritmi di apprendimento sono stati adeguati a quelli di alunni non italofoni”.

L’on. Fabio Rampelli, però, lega l’attuale limite del 30% di stranieri nelle classi, non sempre applicato, al governo D’Alema e non Berlusconi.

“Questo squilibrio, denunciato anni fa e ora divenuto patologico indusse il Governo D’Alema a introdurre limiti numerici di presenza di stranieri nelle classi proprio per favorire la loro integrazione e per non rallentare il processo di apprendimento dei bambini italiani o italofoni. L’equa distribuzione di bambini stranieri nelle scuole avrebbe dovuto contribuire non solo a evitare classi ma anche quartieri ghetto, cercando di favorire una presenza più armonica delle comunità di stranieri nelle città”.

“Quel Dpr fu firmato da Ciampi (dpr 394 del 1999) ed è stato deciso da un governo di centrosinistra, anzi di sinistra-centro visto che per la prima volta era presieduto da un ex comunista. Razzista pure lui? Chi grida oggi allo scandalo è un somaro”, conclude Rampelli.

Sulla stessa linea si pone il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: “Anche a Pasqua bisogna ricordare il diritto costituzionale e le norme fondamentali della nostra Repubblica a chi sta facendo, di fatto, una propaganda di tipo razzista. La chiusura della scuola per quanto riguarda il Ramadan, come é stata opportunamente ricordata da alcune alte cariche dello Stato, non è possibile anche perché non ci sono accordi o concordati tra la Repubblica italiana e la religione islamica”.

Gasparri sostiene che “con la chiesa cattolica, oltre la norma costituzionale dell’art. 7, esiste un concordato che è stato anche aggiornato negli anni ’80. Quali sono i concordati e le intese con il culto islamico? Un concordato peraltro dovrebbe basarsi sul rispetto dei principi costituzionali fondamentali del nostro Paese, che nessuna libertà di culto consente di eludere. Pensiamo al rispetto dei diritti delle donne o dei minori da parte di chi fa della sharia l’unica legge”.

“Quindi non si possono aprire e chiudere le scuole a proprio piacimento, con il pretesto dell’autonomia. Chi sostiene questa tesi é fuori dalla Costituzione e chi proteggesse questi atteggiamenti si collocherebbe fuori dalla Costituzione. Sono principi di diritto elementari che tutti conosciamo e tutti dovremmo rispettare. La Costituzione ed i diritti fondamentali delle persone vengono prima di qualsiasi culto nella Repubblica italiana”.

Il presidente dei senatori di Forza Italia si sofferma anche sulle polemiche sugli atenei italiani. Sul fatto che mentre l’Università per stranieri di Siena, con decreto del rettore Tomaso Montanari, decide che non si farà lezione il 10 aprile “in segno di condivisione per la grande festa islamica della rottura del digiuno del Ramadan”, l’associazione degli Amici della Normale di Pisa esprime “sconcerto” per la mozione approvata il 26 marzo dal Senato accademico della Scuola pisana con cui si chiede al Maeci “di riconsiderare” il bando emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele“.

Secondo Gasparri, “per quanto riguarda poi il contestuale annullamento di intese con Israele vediamo che alla subalternità ad altri culti si accompagna anche un’ondata di antisemitismo. Pertanto una Pasqua molto triste. Attendiamo provvedimenti, ad esempio, nei confronti di Montanari e di altre persone che sfruttano questi eventi anche ai fini delle proprie campagne elettorali. É evidente che se qualcuno si candida cerca la ribalta. Ma le università e le scuole non devono essere il luogo per speculazioni politiche che non sono tollerabili. Buona Pasqua anche a chi sbaglia”, conclude Gasparri.

Intanto, diventa pubblica la lettera alla comunità accademica di accompagnamento al decreto del rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari: “Il nostro contributo alla ridefinizione di una ‘identità’ occidentale è anche quello di affermare chiaramente che la cultura islamica non è nemica, non è una minaccia. Anzi: proprio in Italia possiamo affermare che nell’intreccio multicolore della nostra storia collettiva c’è anche il filo, così meraviglioso, della cultura dell’Islam”.

È questa la premessa che Montanari porterà “a ratifica del prossimo Senato accademico”, che dispone per il 10 aprile la sospensione dell’attività didattica per “la grande festa islamica della rottura del digiuno del Ramadan'”.

“In questo momento terribile, un momento in cui tutto l’Occidente si fa complice del massacro senza fine di Gaza – spiega sempre Montanari -, è importante dare un segno preciso di amicizia e condivisione con le persone che – fra noi, a Siena, in Italia e nel mondo – si riconoscono nella cultura islamica”. “È vero – aggiunge poi -: riconoscere una festa religiosa è forse un atto imperfetto, parziale. Ma rientra nel codice convenzionale (e per la verità assai poco laico) per cui l’università italiana sospende le lezioni per l’Immacolata Concezione di Maria, o per l’Epifania del Signore. Ecco: vogliamo aprire un varco in questo codice confessionale, chiuso e autoreferenziale. Nel prossimo futuro, come comunità accademica dovremo trovare altri segni visibili di pluralità e inclusione”.

Nel suo decreto Montanari richiama anche lo statuto dell’Ateneo e spiega all’Ansa che “uno degli obiettivi del mandato rettorale è la costruzione di relazioni” oltre i canali diplomatici”, le “logiche di appartenenza” e “le strategie colonialistiche o promozionali per costruire una cittadinanza mondiale”.

Le iniziative non trovano il consenso del Governo: secondo la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini risulta “radicalmente sbagliata ogni forma di esclusione o boicottaggio, estranea alla tradizione e alla cultura dei nostri Atenei, da sempre ispirati all’apertura e all’inclusività”, a proposito della scelta della Scuola Normale Superiore di Pisa di approvare, in Senato accademico, una mozione che chiede al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale di riconsiderare il bando scientifico 2024 emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell'”Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele”.

Secondo Bernini, la “richiesta di boicottare le istituzioni accademiche israeliane mira a ribaltare il principio di neutralità culturale e scientifica, trascinando le Università sul campo di battaglia a fianco di una delle parti”, quindi “cosi facendo si rinuncia a un potente strumento di ricerca della pace: la diplomazia scientifica”.