Home Attualità Maturità 2022, il prof. Rocchi: “Temi impostati per produrre banalità e conformismo”

Maturità 2022, il prof. Rocchi: “Temi impostati per produrre banalità e conformismo”

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Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni del prof. Francesco Rocchi, docente dell’ITCG Fermi di Pontedera ed esponente del gruppo Condorcet sulla prima prova di italiano alla maturità:

E’ difficile scrivere qualsivoglia considerazione sulle tracce di quest’anno della maturità mentre le braccia stanno lunghe distese a terra. Nondimeno, qualche cosa si può azzardare e forse non è nemmeno inutile. Queste tracce dimostrano il fallimento dell’istruzione italiana rispetto agli scopi che si è data. Quella superiore italiana è una scuola che da almeno dieci anni, ovvero dalla riscrittura di Indicazioni Nazionali (per i licei) e Linee Guida (per tecnici e professionali), si propone di favorire non uno stolido nozionismo, ma la costruzione di una solida cultura, capace di palleggiarsi con profondità e perspicuità concetti e idee complessi, con un occhio particolare alla contemporaneità e alla sua frenetica mutevolezza. Ebbene, per mettere alla prova gli studenti su qualcosa di così ambizioso, il Ministero ha scelto di far parlare i ragazzi di musica, Covid, cambiamento climatico e, dulcis in fundo, i rischi di internet.
Per fortuna rimangono in campo Liliana Segre, Verga e Pascoli, anche se si vede bene che si tratta, soprattutto per i due autori classici, di scelte conservative (da cui, n.b., la storia è stata fatta discretamente uscire, se non per la traccia proprio di Liliana Segre). Posso immaginare quale sia stata l’idea di fondo: “Sono stati tre anni difficili!”. Su quanto sia sciocca una prospettiva del genere ci ritorneremo, ma ora concentriamoci su un altro dato: scrivere cose intelligenti su questi spunti è molto arduo.

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I temi sono impostati per produrre banalità e conformismo. Il brano di Sacks è una bella celebrazione della musica (con un interessante rimando a A.C. Clarke), ma poi esattamente uno cosa dovrebbe dire? Che la musica è bella? E’ possibile e ragionevole argomentare qualche cosa che non sia un’adesione al testo proposto? Lo stesso ragionamento si può fare per le altre tracce di attualità: il cambiamento climatico è una cosa brutta cui opporre tutti i nostri sforzi e il Covid-19 è una sciagura mondiale che richiede una consapevole solidarietà da parte di tutti, soprattutto dei ricchi.
Si dirà: “Ma certamente si può sfumare, si può problematizzare, si possono portare altre prospettive!”. Ebbene sì, certo, si può. Ma cosa servirebbe al riguardo? Servirebbero approfondimenti: altre voci che dicano cose almeno leggermente diverse; dati che permettano di scorgere la realtà da altre angolazioni; toccherebbe confrontarsi con l’ambiguo e con il non conforme. Nelle tracce di tutto questo non c’è nulla: i brani scelti sono dichiarazioni ampie, enfatiche, che lavorano su conclusioni nette e note piuttosto che sui ragionamenti che ad esse hanno portato. Senza il retroterra di dati, pensieri e osservazioni che hanno permesso di costruire quelle conclusioni, rimane poco da dire, se non dar loro ragione, anche perché effettivamente hanno ragione: il cambiamento climatico è sotto i nostri occhi, il Covid-19 è stata un’ecatombe sconvolgente e su internet gira di tutto. E’ come chiedere di fare le proprie considerazioni su come è bella e soleggiata la giornata di oggi. Ah beh, sì, beh.

E d’altra parte difficilmente si poteva fare diversamente. L’originalità e la profondità richiedono
tempo e fatica, molto di più di quanto si può dare in sei ore di una calda mattinata di giugno prima della quale si era completamente all’oscuro dei temi che sarebbero usciti. In questi termini rimane tempo soltanto per un’esercitazione retorica. Se non si danno tracce aperte, problematiche (aporetiche, se si è fatto il liceo), non si fornisce alcuno stimolo. Se si vanno a vedere i temi su cui gli studenti fanno gare di debate, si noterà che i temi scelti non solo sono assai più circostanziati, ma sono effettivamente aperti: “Voli low cost sì o no?”; “Tassare lo zucchero per scopi salutistici sì o no?”; “Per creare senso civico, meglio prevenire o punire?”. Si noti che sono temi che offrono ampi rimandi quell’attualità e a quelle questioni etiche che sosteniamo importarci tanto, ma sulle quali non vogliamo tanto sapere l’opinione degli studenti, quanto registrare il loro consenso, il più delle volte.

Con tracce quali quelle tipiche dei debate, più limitate, concrete, accessibili ma aperte ad approfondimenti e con solidi legami all’esperienza di vita dei ragazzi, si sarebbe venuti più incontro alle difficoltà -oggettive ed inaggirabili- poste da questi ultimi tre anni di scuola. Ricordando un’altra cosa fondamentale: il punto vero non è dare tracce facili, ma tarare la correzione. Questi tre anni sono stati difficili, le tracce sono state scelte per evitare scogli imprevisti, ma se poi chi corregge non ne tiene conto, non cambia nulla. Ma nella scuola italiana la docimologia non si è mai distinta per affidabilità e coerenza.
Ma sarebbe facile dare la colpa ai vincoli della prima prova. In realtà il problema è più profondo. Proviamo ad immaginare altri temi che sono di stringente attualità e che richiedono l’attenzione di chiunque voglia definirsi un cittadino consapevole. A puro titolo di esempio: il ritorno del nucleare come fonte di energia; le possibilità offerte da tecniche di ingegneria genetica come CRISP-R; le conclusioni sulla non-carcinogenicità del glifosate da parte dell’Agenzia Europea per le sostanze Chimiche; i problemi geo-politici relativi all’approvvigionamento di litio e terre rare nella produzione di batterie elettriche; l’opportunità di fornire armi a un Paese invaso (toh…), i progressi delle scienze cognitive; la progressiva estinzione di alcune specie di insetti. Queste sono le prime questioni che mi sono venute in mente compulsando le sezioni “attualità” e “scienza” di un giornale, solo che è evidente perché nella traccia di maturità non potevano entrare:che ne sanno i ragazzi? Sono temi specifici che richiedono conoscenze specifiche che gli studenti non possono avere.

Ne consegue che la scelta delle tracce è strutturalmente virata al generico e al superficiale. E tali saranno in larghissima maggioranza i temi che andremo a correggere nei prossimi giorni. Non dubito che qualcuno avrà l’estro e la profondità per fare di meglio, ma a noi qui non interessa isolare le eccezioni, ma capire in quali condizioni di esprimersi abbiamo messo la grande maggioranza degli studenti. In questo, è chiaro che l’ecumenicità della prima prova, uguale per tutti gli indirizzi, va a danno di chi nelle scuole superiori i temi specifici li ha studiati eccome. Al momento le tracce della prima prova, per la maniera in cui evitano qualsiasi tema tecnico che non sia già stato brutalizzato dall’approssimazione ignorante dei nostri mass media, sono evidentemente schiacciate sui licei. Nell’indirizzo agrario un tema come il glifosate è trattabilissimo, così come lo è quello delle terrerare in scuole tecniche e industriali…ma a quanto pare sono cose su cui non ci interessa granché sentire la voce dei nostri studenti. La cosa buona di questa maturità è che poi finisce, e gli studenti possono cominciare ad esplorare l’alto mare aperto che gli si apre davanti. A loro i miei più sinceri auguri.

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