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Maturità, un esame che non dovrebbe chiamarsi tale: non seleziona, è giudicato “inaffidabile” e costa molto

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Prima di tutto si potrebbe anche evitare di chiamarlo esame, un esame prevede due esiti: superato e non superato. Un esame in cui uno dei due esiti si verifica nel 99.9% dei casi, non è un esame è una presa d’atto di carattere amministrativo. Per dare lo scontato titolo di “maturandi” ai nostri ragazzi oggi si spendono circa 150 milioni di euro ogni anno, sarebbero soldi che forse si potrebbero utilizzare in maniera più utile per la scuola.

Si potrà obiettare che si tratta di un momento di carattere formativo importante, di un rito di passaggio, di una presa di responsabilità da parte dei nostri ragazzi, mi permetto di obiettare che con percentuali anche queste “bulgare”, la valutazione dell’Esame di Stato è per lo meno “affine” al credito conseguito nel triennio terminale della scuola superiore, e anzi tale parametro non dico influenzi, ma sicuramente indirizza l’operato delle Commissioni. Del resto, volendo usare la logica del buon senso, se la scuola presenta uno studente con un certo punteggio legato a 3 anni di attività, qualsiasi Commissione sulla base di 3 giorni di prove ci penserà molto bene prima di snaturare tale valutazione.

Infine, l’Esame di Stato è considerata una prova “inaffidabile” da tutte le università italiane, le quali utilizzano dei test di accesso completamente indipendenti, che sondano capacità differenti, e che vengono proposti “contestualmente” alla preparazione della maturità, con il paradosso che alcuni studenti trascurano la preparazione dell’Esame di Stato concentrandosi (e non li si può criticare per questo) sul superamento dei test accademici.

Dunque ci troviamo davanti ad un esame che ha 4 caratteristiche:

  1. non è selettivo;
  2. costa alla comunità un bel po’ di soldi;
  3. tende a confermare i risultati già ottenuti dallo studente;
  4. non ha nessuna incidenza sulla carriera futura dello studente.

E’ evidente che qualsiasi amministratore razionale lo avrebbe già eliminato o ne avrebbe riformato in maniera radicale la struttura. In Italia se ne discute ogni anno senza mai agire in maniera concreta. E invece basterebbe molto poco per conformare tale momento di passaggio ai tempi e ridargli un minimo di senso. Poiché alla critica deve sempre seguire la proposta, ecco le mie modeste indicazioni:

  1. Una nuova tabella di credito per tutti i 5 anni del percorso di scuola superiore che sia maggiormente dettagliata e che consenta di caratterizzare meglio la valutazione di ogni studente. Detto diversamente le fasce di credito devono essere di più, basate sulla media con una ampiezza di fascia di 0.5 (e non di 1 come all’attualità), considerare in maniera più marcata il voto in condotta ed eventuali attività esterne all’Istituzione scolastica. E’ necessario evitare situazioni di “omologazione”, in cui studenti con capacità ed impegno palesemente distinti si trovano ad essere valutati con lo stesso credito scolastico;
  2. Abolizione delle prove scritte, i docenti hanno avuto già modo di valutare ampiamente le capacità di ragionamento e componitive dei ragazzi durante il loro percorso. Le prove scritte sono sostituite da una prova computer-based diversa per ogni indirizzo di studi (sul modello prove INVALSI), il cui risultato viene considerato utile come prova di ammissione ad alcune facoltà in ragione del tipo di prova affrontata.
  3. Sostituzione del colloquio multidisciplinare, con un colloquio di 30 minuti in cui lo studente presenta le sue scelte future di vita e le lega al percorso scolastico seguito. Il colloquio si terrà di fronte ai docenti dell’ultimo anno e ad un unico docente/preside esterno con funzione di Presidente, atto a verificare la regolarità delle operazioni. Il Presidente vigila anche sulle modalità di svolgimento della prova computer-based.
  4. Il punteggio finale dell’esame viene composto nella seguente maniera: 75% in base al credito scolastico ottenuto nei 5 anni, 15% in base al risultato della prova computer-based, 10% in base alla conduzione del colloquio.

Un esame così strutturato ha molteplici vantaggi: riduzione dei costi, maggiore rilevanza della carriera scolastica del ragazzo, maggiore importanza alla condotta, creazione di un legame tra scuola superiore e università, necessità per lo studente di creare durante l’ultimo anno un progetto di vita futuribile.

E’ evidente che la proposta è migliorabile, ma aldilà della proposta in se sono la filosofia e gli obiettivi dell’Esame di Stato che devono cambiare, in un’ottica di facilitazione e di significatività. Personalmente auspico una riforma in tal senso, sperando che al Ministero qualcuno prima o poi abbia una visione più nitida della situazione e un briciolo di coraggio.

Massimiliano De Iuliis