Home Università e Afam Messa: concorsi universitari più trasparenti

Messa: concorsi universitari più trasparenti

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Ci sarebbero una ventina gli indagati tra docenti, ricercatori e amministrativi nell’ultima inchiesta sul sistema dei concorsi pilotati alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, le quali si stanno allargando ad altri atenei italiani.

Uno scenario avvilente, che ha spinto la ministra dell’Università, Maria Cristina Messa, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Cagliari, a dire che “il problema del reclutamento” è assai grave. Ma ha pure dichiarato che “dovremo affrontare anche il concorso universitario, ne ho già parlato con la Presidenza del Consiglio, per essere il più possibile trasparente di fronte alla società, che ci ha dato una grande responsabilità, questa volta anche con molte risorse”.

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Il riferimento è all’incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (Ffo), concretizzato con l’ultima legge di bilancio: 252 milioni di euro in più quest’anno, rispetto al 2021, 515 milioni per il 2023, 765 milioni aggiuntivi per il 2024, 815 milioni per il 2025 e poi 865 milioni annui a decorrere del 2026. Soldi che serviranno in buona parte proprio per potenziare l’assunzione del personale. “La responsabilità degli atenei nel reclutamento è centrale dobbiamo essere consapevoli di quanto, oggi, dobbiamo e possiamo fare perché sia ancora più forte”.

Intanto, dalle parti del ministero si starebbe lavorando “per arrivare a delle proposte concrete”, attraverso  un’operazione delicata, perché da condurre nel rispetto dell’autonomia riconosciuta ai singoli atenei, che gestiscono a livello locale le procedure di reclutamento per l’accesso alla carriera universitaria. 

La ministra ha assicurato che si partirà presto “con un piano straordinario e un aumento del numero di docenti e del personale tecnico amministrativo, che nel giro di 4 anni porterà quasi 10 mila persone in più negli atenei, oltre il turnover”. Uno “sforzo per aumentare la forza delle università perché si possa avere un maggior numero di laureati, un miglior rapporto tra numero di studenti e docenti e perché il diritto allo studio sia il più possibile garantito”.