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10.02.2023

Sanremo 2023, il monologo di Paola Egonu: “Non è perdente chi a scuola prende il voto più basso”

La compionessa del volley Paola Egonu durante una partecipazione al Ferstival di Sanremo

Nel corso della terza serata della 73esima edizione del Festival di Sanremo 2023, oltre alla frecciatina di Alessandro Siani rivolta a Lucia Azzolina e ai suoi banchi a rotelle, anche la co-conduttrice Paola Egonu, campionessa di pallavolo, ha toccato, nel suo monologo, il tema della scuola.

Chi sono davvero i perdenti?

La sportiva ha riflettuto su una questione che, volendo, si ricollega a quanto abbiamo visto nel corso della prima serata, con la sfuriata di Blanco contro i fiori sul palco dell’Ariston: la capacità di perdere e di reagire di fronte agli ostacoli: “Sono più le finali che ho perso di quelle che ho vinto, eppure questo non fa di me una perdente. Così come non è perdente chi a scuola prende il voto più basso, chi non riesce a realizzare al primo colpo il suo sogno, non è perdente nemmeno chi arriva nelle ultime posizioni in classifica”, ha esordito la pallavolista, parlando di valutazioni degli studenti.

“Vasco Rossi nel 1983 arrivò penultimo a Sanremo. Un altro non perdente che ci ha insegnato che dalle sconfitte più dure possono nascere i successi più grandi. Ognuno con il suo viaggio, ognuno diverso”, questo il forte messaggio di Paola Egonu.

Stop ai voti bassi a scuola?

La questione dei voti bassi a scuola è stata ampiamente dibattuta nell’ultimo periodo, soprattutto dopo la proposta di Philipp Achammer, assessore provinciale alla scuola in lingua tedesca, che si è scagliato contro la pratica di assegnare voti sotto il quattro agli studenti in pagella.

La Tecnica della Scuola ha anche proposto un sondaggio ai propri lettori sul tema: dall’indagine è emerso che due docenti su tre non sono d’accordo con l’idea dell’assessore.

La proposta aveva fatto discutere, tanto che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, aveva commentato: “attenzione a non far crescere nell’ovatta i nostri ragazzi. Se non li abituiamo ad affrontare le frustrazioni che nella vita saranno tante facciamo il loro male”. La questione rimane divisiva: occorre abituare i ragazzi a “saper perdere” o è meglio non abbattere la loro autostima?

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